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lunedì 12 settembre 2016

Innalzamento MAXI-SANZIONE PER LAVORO NERO

Nella Circolare n.129 del 13 luglio 2016 l’Inps ha riepilogato  l'impianto sanzionatorio previsto nei casi di impiego  di personale in nero (con la sola esclusione dei datori di lavoro domestico), parametrato secondo i seguenti importi:

a)  Da € 1.500 a € 9.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di lavoro effettivo;

b) Da € 3.000 a € 18.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da 31 e sino a 60 giorni di lavoro effettivo;

c) Da € 6.000 a € 36.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre 60 giorni di lavoro effettivo

venerdì 12 febbraio 2016

Attività ispettiva 2015: aumentano il numero delle ispezioni ed il tasso di irregolarità, si rafforza la lotta al caporalato

Ministero del Lavoro, Nota dell’11 febbraio 2016​

Aumento del numero delle ispezioni, affinamento dell'attività di intelligence, crescita del tasso di irregolarità, rafforzamento della lotta al caporalato.

Sono queste le principali evidenze che emergono dai risultati dell'attività ispettiva 2015 del Ministero del Lavoro illustrati oggi dalla Direzione Generale per l'Attività Ispettiva nell'ambito della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell'attività di vigilanza, presieduta dal Sottosegretario Luigi Bobba.

mercoledì 9 dicembre 2015

Cdl - Sanzioni per il nero: Guardia di finanza interviene

Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro, Nota del 9 Dicembre 2015

La Guardia di Finanza, con la circolare n.353237 del 30 novembre illustra la riforma del Jobs Act (Dlgs n.151/15) in materia sanzionatoria, dettando le direttive operative anche sulle novità in materia di attività ispettiva (DLgs n. 149/15). Il documento evidenzia il necessario raccordo con l'Ispettorato nazionale del lavoro al fine di uniformare

Maxi sanzione e sospensione dell’attività imprenditoriale - compilazione del modello - F23: nuovi importi e utilizzo codice tributo

Ministero del Lavoro,  Nota n.21476 del 7 dicembre 2015

Com'è noto, l'art. 22 del D.L.gs. n. 151/2015 ("modifica di disposizioni sanzionatorie in materia di lavoro e legislazione sociale") ha apportato alcune significative modifiche alla disciplina della maxi sanzione per lavoro nero e del provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, variandone anche gli importi.

martedì 1 dicembre 2015

Disegno di legge su contrasto al lavoro nero e al caporalato

Presidenza del Consiglio dei Ministri, Comunicato n.90 del 13 novembre 2015

Il disegno di legge su contrasto al lavoro nero e al caporalato - Recepimento della direttiva europea su libera circolazione dei professionisti e rafforzamento del mercato interno

 

venerdì 27 novembre 2015

Lavoro: accordo tra Unimpresa e Assosomm su nero, pagamenti e agricoltura

Unimpresa, Comunicato Stampa del 27 novembre 2015

Lotta al lavoro nero, riduzione dei tempi di pagamento tra agenzie “interinali” e aziende, introduzione della somministrazione nel comparto dell’agricoltura, formazione specifica proprio per il settore agricolo volta a velocizzare e snellire l’avvio delle prestazioni lavorative. Questi gli obiettivi dell’intesa siglata oggi a

lunedì 16 novembre 2015

Federalberghi – Turismo: è allarme per sommerso e sicurezza

Federalberghi, Comunicato Stampa del 13 novembre 2015

Bocca: “urgente un intervento per frenare il pericoloso proliferare del fenomeno”

Caporalato: Coldiretti, bene giro di vite ora intervenire sui mercati

Coldiretti, Nota del 13 novembre 2015

​Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il ddl organico di contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura approvato dal Consiglio dei Ministri. Occorre combattere senza tregua il becero

Ministero del Lavoro – Ddl Caporalato: “Grande passo in avanti”

Ministero del Lavoro, Comunicato Stampa del 13 novembre 2015

Ddl caporalato: "Grande passo in avanti. Rafforziamo il lavoro di qualità, garantiamo accoglienza, tuteliamo le vittime, inaspriamo le pene"

venerdì 13 novembre 2015

Il Ministero del Lavoro sulla Riforma Codice Antimafia e norme anticaporalato

Ministero del Lavoro, Comunicato Stampa del 12 novembre 2015

Riforma Codice Antimafia e norme anticaporalato: "Confisca obbligatoria dei beni, sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici, prevenzione patrimoniale. Dal Parlamento un segnale chiarissimo"

venerdì 16 ottobre 2015

Cdl - Lavoro irregolare, le sanzioni dopo il Jobs Act

Consiglio Nazionale Consulenti Del Lavoro, Nota del 15 Ottobre 2015

Novità per le sanzioni sul lavoro sommerso. E’ il DLgs n. 151/15 (Jobs Act), in materia di semplificazioni degli adempimenti in materia di lavoro, che apporta rilevanti modifiche all’apparato sanzionatorio applicabile in caso di lavoro irregolare.

domenica 11 ottobre 2015

Cdl - Maxi sanzione, Ministero del Lavoro traccia linea di demarcazione

Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro, Nota del 9 Ottobre 2015

Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 16494/15 interviene sulla nuova disciplina delle sanzioni introdotta dal DLgs n.151/15. Nelle more dell’emanazione delle prime indicazioni operative in materia di maxi sanzione sul lavoro nero, il ministero afferma che per le condotte iniziate e cassate prima del 24 settembre, si applica il regime precedente (compresa maxi sanzione affievolita) e non si applica la diffida.

Per le condotte iniziate prima del 24.9 e proseguite dopo, trova applicazione la nuova disciplina, compresa la diffida. Per tali fattispecie non troveranno applicazione le sanzioni per la mancata Co e per la mancata consegna della lettera di assunzione.

martedì 6 ottobre 2015

Cdl - Lavoro nero, il primato del Mezzogiorno

Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro, Nota del 5 Ottobre 2015

Tutte le speranze riposte nel Jobs Act servono ad augurarsi una ripresa dell'occupazione e dell'economia, ma anche un lavoro più regolare. Il nuovo regime sanzionatorio e, in particolare, la maxisanzione per lavoro nero prevista per le imprese, dovrebbero produrre qualche effetto sui circa 2 milioni di lavoratori che oggi sono sconosciuti alle autorità pubbliche. Nei primi sei mesi del 2015, infatti, secondo uno studio effettuato dalla Fondazione Studi, su quasi 107 mila imprese ispezionate dal Ministero del Lavoro, dall'Inps e dall'Inail, ben 32 mila lavoratori sono risultati totalmente irregolari. E leggendo i dati Istat si scoprono, poi, i due volti dell'irregolarità. Nelle regioni industriali del Nord-Ovest e delle piccole imprese del Nord-Est, il lavoro nero è addirittura calato rispettivamente del 3% e del 2%; nelle regioni centrali è diminuito dell'1%; mentre nel Mezzogiorno è cresciuto del 13%, nel periodo compreso fra il 2008 e il 2012, registrando 2.300.000 lavoratori irregolari, di cui il 54,6% nel lavoro domestico e il 22% in agricoltura.

martedì 29 settembre 2015

Inail - In Italia un esercito di 260mila baby lavoratori, quelli più a rischio sono 30mila

Inail, News del 29 settembre 2015

A tracciare l’identikit del lavoro minorile è l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, che lo giudica un vero e proprio “furto dell’infanzia, da condannare senza se e senza ma”. Rampi (Civ Inail): “L’impiego dei giovanissimi non va incentivato, ma se non si può evitare va almeno tutelato”

ROMA - Commessi, baristi, parrucchieri. Ma anche braccianti agricoli, meccanici di officina, manovali nei cantieri. Questi alcuni degli impieghi più diffusi tra il piccolo esercito di 260mila lavoratori under 16 che in Italia, invece di andare a scuola, ogni giorno si guadagna da vivere lavorando complessivamente oltre un milione di ore. Uno su due non viene neppure pagato, anche perché la maggioranza aiuta in casa (33%) o nell’attività di famiglia (40%).

Per il 54% dei genitori scelta ok se c’è la crisi.
A tracciare il loro identikit è l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), che bolla il fenomeno dei baby lavoratori come un vero e proprio “furto dell’infanzia, da condannare senza se e senza ma”. Non tutti i genitori, però, sembrano condividere questo giudizio così netto. Come emerge da un’indagine commissionata a Datanalysis e condotta su un campione rappresentativo di mille mamme e papà – i cui risultati sono stati presentati la scorsa settimana a Roma, in un convegno ospitato dal Civ Inail presso la sede dell'Istituto di via IV Novembre – nonostante l’80% sia consapevole del fatto che il lavoro minorile priva i ragazzi dell’infanzia, della formazione scolastica e della crescita psicofisica, il 54% lo giustifica, in parte, se dettato dalla necessità di far fronte alla crisi economica.

“La gavetta prima dei 16 anni pregiudica salute e benessere”.
“L’idea che iniziare la gavetta presto possa aiutare i ragazzi a inserirsi meglio nel mondo del lavoro è falsa e fuorviante – ha spiegato Giuseppe Mele, presidente di Paidòss – Un modo utile soprattutto a nascondersi ipocritamente di fronte alla realtà: lavorare prima dei 16 anni mette a rischio la salute e il benessere psicofisico e non aiuta a trovare meglio lavoro. Le stime indicano addirittura che un bambino costretto a lavorare prima del tempo da adulto avrà il doppio delle difficoltà per trovare un impiego dignitoso”.

“Spesso sono esperienze dure e insicure”.
“Purtroppo c’è una diffusa mancanza di consapevolezza della pervasività e delle conseguenze del lavoro minorile – ha confermato la senatrice Camilla Fabbri, presidente della commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro – L’istruzione nell’infanzia non può essere sostituita con il lavoro: gli impieghi dei minori non hanno mai ‘valore’ e soprattutto negano un diritto umano, quello a una crescita personale, sociale e morale in serenità che ciascuno deve avere. Il lavoro minorile non è mai positivo, spesso si tratta di esperienze dure per gli orari estenuanti, la mancanza di condizioni di sicurezza, i rapporti complessi con i datori di lavoro anche quando si tratta di familiari. Un ragazzino lavoratore corre più rischi di rimanere ai margini della società: l’istruzione deve essere garantita e l’abbandono scolastico combattuto con ogni mezzo, perché è l’unico modo per garantire che i giovani acquisiscano conoscenze e competenze davvero adeguate al mercato del lavoro in continua evoluzione”.

“Molti infortuni denunciati come incidenti di gioco”.
La fascia più vulnerabile è quella dei 30mila ragazzi con meno di 16 anni che sono a rischio sfruttamento perché impiegati in lavori pericolosi o che possono compromettere molto seriamente il loro sviluppo, ad esempio perché costretti a stare svegli durante la notte. Molti infortuni, ha osservato a questo proposito il presidente del Civ Inail, Francesco Rampi, al pronto soccorso non vengono neppure denunciati come tali, ma come incidenti accaduti durante il gioco: “Il lavoro tra i giovanissimi non va incentivato – ha aggiunto Rampi – ma se non si può evitare va almeno tutelato, per esempio anticipando l’assicurazione per la sicurezza”.

“Le conseguenze possono compromettere il resto della vita”.
“Purtroppo non sono rari i casi in cui ragazzini sono costretti a lavorare alla sera, rinunciando a ore di riposo ed esponendosi a una maggior probabilità di malattie come obesità, diabete, tumori – ha sottolineato il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni – Molti maneggiano assiduamente sostanze chimiche tossiche, pensiamo ad esempio ai piccoli impiegati in negozi di parrucchiere o come calzolai, meccanici, braccianti agricoli. Ci sono ragazzini che svolgono lavori in cui si devono utilizzare oggetti taglienti o attrezzi pericolosi, altri che aiutano in cantieri edili dove il rischio di incidenti è considerevole. Tutto ciò incrementa moltissimo la probabilità che un piccolo lavoratore si faccia seriamente male, con conseguenze che possono in alcuni casi compromettere tutto il resto della vita”.

La percezione del fenomeno è distorta.
La percezione del fenomeno del lavoro minorile, però, è distorta. Il 40% del campione interpellato da Datanalysis, infatti, ha ammesso di non sapere della sua esistenza e ben il 55% è convinto che riguardi esclusivamente i Paesi poveri. Tra chi invece ne è a conoscenza, il 40% pensa che riguardi solo il Meridione e il 30% che coinvolga solo minori stranieri, mentre in realtà dei 260mila lavoratori under 16 solo 20mila non sono italiani. “I dati raccolti – ha commentato Mele – indicano una preoccupante indulgenza dei genitori italiani nei confronti del lavoro minorile: il 26%, con punte del 33% al Sud, non ci vede nulla di male, mentre il 20% ritiene che il giudizio debba dipendere dalla situazione del singolo”.

“Ogni bambino ha il diritto di essere protetto”.
Per il presidente di Paidòss, però, ciò che “turba ancora di più è che solo il 34% delle mamme e dei papà costringerebbe a restare sui banchi un figlio intenzionato a lasciare la scuola per lavorare, impedendogli una scelta dannosa per la sua vita: uno su quattro, infatti, ha risposto che accetterebbe la decisione, pur ritenendola un errore, uno su cinque la considera invece una volontà da rispettare comunque. Non è così: ogni bambino ha il diritto di essere protetto dallo sfruttamento economico, in qualunque sua forma”.

martedì 15 settembre 2015

Il contrasto al caporalato. Per restituire legalità e dignità ai lavoratori e all'agricoltura sana

Ministero del Lavoro, Comunicato Stampa del 14 settembre 2015  

 Dichiarazione Sottosegretaria Teresa Bellanova

"Restituire legalità e dignità ai lavoratori e all'agricoltura sana, in Puglia e in Italia, è possibile. Ma non fino a quando considereremo questa un'emergenza solo di carattere normativo o di carattere giudiziario. Non è così. C'è stato un tempo in cui la lotta al caporalato in Puglia ha significato una grande mobilitazione collettiva e politica di coscienze, intelligenze, passioni. Un tempo in cui è stato chiaro a tutti che l'ingresso nella modernità per la nostra regione passava anche da qui. Dallo spezzare il caporalato, rompendo la catena malata che legava nello stesso ricatto, ancorché fortemente asimmetrico, lavoratrici, contadini, piccole imprese ai caporali. Oggi tutti, dal Presidente Renzi, al Governo, al Parlamento, siamo - molto più di ieri – in campo. C'è una intesa interministeriale fortissima che coinvolge i Ministeri del Lavoro, dell'Agricoltura, della Giustizia. C'è la Rete del Lavoro agricolo di qualità attiva dal 1° settembre. C'è il protocollo tra Ministero del Lavoro e Aci per contrastare la rete illegale della mobilità al servizio dei caporali. C'è un'attenzione evidente del Parlamento e dei parlamentari pugliesi. Naturalmente intese e protocolli hanno senso se vengono adeguatamente attivati e sostenuti. E qui nessuno può sentirsi autorizzato a tirarsi fuori. Dai Comuni alla Regione la rete istituzionale può e deve fare sentire tutta la sua autorevolezza e la sua determinazione. Così le imprese, che devono sentirsi realmente coinvolte. Il marchio di qualità a quelle aziende che applicano realmente le regole, che contemplano equità e sicurezza è, in questa fase, rilevantissimo. La lotta al caporalato è una questione istituzionale, è una questione imprenditoriale, è una questione economica, ed è una questione politica. Non possiamo chiedere a chi guadagna 15 euro al giorno, agli anelli deboli della catena, di fare gli eroi e denunciare, se poi non vengono attivate tutte le tutele e le reti di protezione e di garanzia adeguate. Per questo ci attendiamo risposte adeguate anche dal tavolo tecnico presso la Regione convocato per i prossimi giorni".

Lo ha dichiarato Teresa Bellanova, Sottosegretaria al Lavoro e alle Politiche sociali, nel corso dell'incontro oggi a Grottaglie (Ta) sul tema "Il contrasto al caporalato. Per restituire legalità e dignità ai lavoratori e all'agricoltura sana".

mercoledì 9 settembre 2015

Fondazione Studi Cdl - De Luca: "Ridurre il costo del lavoro per combattere il sommerso"

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Nota del 9 settembre 2015

I fondi previsti per lo sgravio contributivo triennale per chi assume a tempo indeterminato si stanno esaurendo e, in attesa della prossima manovra finanziaria, il lavoro nero continua ad essere  un'emergenza nel nostro Paese, tanto da interessare circa 2 milioni di lavoratori l'anno, secondo i calcoli effettuati dalla Fondazione Studi sulle ispezioni di Ministero del Lavoro, Inps e Inail nell'anno 2014 e nel primo semestre 2015. Il Presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca, in un'intervista rilasciata durante la Summer School a Fanpage, rivela come il problema del sommerso potrebbe essere risolto creando "condizioni economiche di sostenibilità della gestione dei rapporti di lavoro", attraverso un costo del lavoro più coerente ed adeguato alla realtà delle imprese.

lunedì 7 settembre 2015

Ministero della Giustizia - Orlando e Martina: anche la confisca beni per la lotta al caporalato

Ministero della Giustizia, Comunicato del 4 settembre 2015

Questo pomeriggio, presso la Sala Livatino, il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina hanno illustrato le misure normative che saranno adottate dal Governo per sconfiggere il caporalato, lo sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e di necessità.

“Abbiamo previsto – ha sottolineato il guardasigilli in conferenza stampa – la confisca dei beni per chi utilizza manodopera reclutata attraverso il caporalato. E' un segnale forte che mira a punire lo sfruttamento delle persone, le forme di concorrenza sleale e le forme di arricchimento illecito".

 Le linee di intervento proposte prevedono, oltre la confisca dei beni obbligatoria anziché discrezionale, l’aggiunta del delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro all’elenco dei reati per i quali può operare la confisca cosiddetta estesa o allargata; la responsabilità in solido delle aziende e non solo dei singoli soggetti autori del reato; l’indennizzo in favore delle vittime dei delitti.

 "Il tema – ha concluso Orlando – è da leggere anche come contrasto alla criminalità organizzata. La lotta alla criminalità organizzata si fa oggi soprattutto con strumenti che possono incidere sul carattere economico e finanziario dei reati”.

Cisl - Caporalato. Sbarra: "Sì a confisca beni, attivare strumenti partecipati"

Cisl, Comunicato Stampa del 4 settembre 2015

Così il Segretario confederale Cisl e Commissario nazionale della Fai-Cisl sul progetto del Governo di estendere le responsabilità penali connesse allo sfruttamento del lavoro agricolo e al caporalato, anche prevedendo la confisca dei beni e della ricchezza fondata sulla violazione dei diritti dei lavoratori".

Roma, 4 Settembre 2015 - "Pienamente condivisibile il progetto del Governo di estendere le responsabilità penali connesse allo sfruttamento del lavoro agricolo e al caporalato, anche prevedendo la confisca dei beni e della ricchezza fondata sulla violazione dei diritti dei lavoratori". Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, Segretario confederale Cisl e Commissario nazionale della Fai-Cisl. "Vanno pensate soluzioni che riqualifichino i beni sequestrati, anche in funzione di accoglienza, formazione e inserimento sociale e occupazionale dei lavoratori stagionali, migranti e non. Occorre poi mettere in campo misure premiali per le aziende che aderiscono alla Rete del lavoro di qualità e che rispettano la legislazione e la contrattazione sul lavoro, e sanzioni più aspre, con la revoca di qualunque tipo di sostegno pubblico, per le realtà non in regola. È una battaglia che si vince insieme quella al caporalato: è fondamentale dare piena attuazione a uno strumento qual'è la Cabina di Regia istituita da Governo e Parti sociali presso l'Inps per orientare in modo collegiale i controlli. La Cisl chiede infine l'istituzione di un Tavolo interministeriale permanente partecipato dal sindacato e dalle rappresentanze datoriali agricole, con cui monitorare e contrastare il fenomeno al di fuori di una logica di emergenza. Le Parti sociali agricole hanno oggi l'opportunità e il dovere di rilanciare la propria azione. Mondo del lavoro e dell'impresa devono operare di concerto per rendere più radicato ed efficace il presidio sui territori, garantendo tutela, servizi e formazione di qualità. I margini sono ampi, e fanno leva sulla valorizzazione della bilateralità e sulla contrattazione nazionale e decentrata provinciale. Come Fai-Cisl, siamo pronti a fare la nostra parte", conclude Sbarra.

martedì 1 settembre 2015

Cdl - 25 miliardi di euro all'anno il mancato gettito da lavoro nero

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Comunicato Stampa del 22 agosto 2015

Ogni anno in Italia lavorano 2 milioni di lavoratori totalmente in “nero” con un mancato gettito nelle casse dello Stato di 25 miliardi di euro.

Roma, 21 agosto 2015 - Ogni anno in Italia lavorano circa 2 milioni di lavoratori completamente sconosciuti alle autorità pubbliche. Questi lavoratori producono annualmente una economia sommersa (cioè, retribuzioni) pari a 41 miliardi e 837 milioni di euro e una evasione complessiva di 25 mld di euro di imposte e contributi. E' quanto emerge da uno studio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sui dati delle ispezioni concluse da Ministero del Lavoro, Inps e Inail nell'anno 2014 e nel primo semestre 2015.

I DATI
Nel corso del 2014 sono state ispezionate 221.476 aziende da Ministero del Lavoro, Inps e Inail. Da quest'attività di vigilanza sono stati scoperti 77.387 rapporti di lavoro non denunciati, quindi gestiti "in nero". Si tratta di una percentuale del 34,94%. Nel primo semestre 2015 è andata un po' meglio, ma su 106.849 imprese ispezionate da Ministero del Lavoro, Inps e Inail, sono stati individuati circa 31.394 lavoratori totalmente "in nero", ossia il 29,38%.

In media ogni tre aziende ispezionate si scopre un lavoratore totalmente non registrato. I dati 2014/2015 risultano in linea con quanto diffuso ufficialmente negli anni precedenti.

STIMA DEL LAVORO "NERO" IN ITALIA SU AZIENDE ATTIVE
In Italia sono presenti circa 6 milioni di imprese registrate alle Camere di commercio (fonte: Unioncamere - Movimprese II trimestre 2015), oltre a 1 milione di ulteriori aziende e/o organismi non iscritte.

Tenuto conto che dai sopracitati dati forniti da Ministero del Lavoro, Inps e Inail nel 30% di aziende ispezionate è presente il lavoro "nero", la stima nazionale è di oltre 2 milioni di soggetti (2.100.000) che ogni anno lavorano completamente in nero.

STIMA DI MANCATO GETTITO
In media un lavoratore ha 241 giornate l'anno di lavoro retribuite (fonte: Inps banche dati statistiche, www.inps.it) e la retribuzione media giornaliera è pari a 86,80 euro (fonte: ultimo dato Rapporto coesione sociale 2013 prodotto da Ministero del Lavoro, Inps e Istat). Se si considera la media delle giornate sottratte agli oneri sociali, il mancato gettito da lavoro sommerso produce circa 25 miliardi di euro cosi determinato:

Retribuzione media giornaliera: 86,80 euro

Giornate di lavoro annuo: 241

Retribuzione annua non assoggetta a oneri: 41,8 MLD di euro

Mancato gettito previdenziale: 14,6 MLD di euro (aliq. 35% calcolata in media tra le

classi di contribuzione)

Mancato gettito fiscale: 9,3 MLD euro (aliq. media 24,5% al netto di detrazioni fiscali)

Mancato gettito Inail: 1,2 MLD euro (aliq. media 27 x 1000)

TOTALE MANCATO GETTITO: 25 MILIARDI 100 MILIONI DI EURO PARI A 1,5% DI PIL
"Sono dati che devono fare riflettere sia dal punto di vista della sicurezza sociale che dal punto di vista economico-finanziario - commenta Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro -. Avere rapporti di lavoro regolari crea certamente una limitazione ai casi di tragico sfruttamento, d'attualità purtroppo non solo in questi giorni. E metterebbe a disposizione della collettività cifre molto importanti, vicine a quelle di una Legge di Stabilità. Al decisore politico spetta creare le condizioni normative per incentivare le assunzioni, ad esempio con la riduzione strutturale del costo del lavoro; agli imprenditori di regolarizzare i propri dipendenti".

Fonte: elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Ministero del Lavoro, Inps e Inail in monitoraggio trimestrale attività di vigilanza 2015 (www.lavoro.gov.it) e rapporto annuale della vigilanza del ministero del lavoro, INPS, INAIL del 2014.

domenica 30 agosto 2015

Inps - Azioni positive di contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura

Inps, Comunicato Stampa del 27 agosto 2015

Rete del lavoro agricolo di qualità – Dal 1° settembre invio istanze telematiche

Dal primo settembre è possibile presentare le istanze di adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità, di cui al D.L. 91/2014, tramite un apposito servizio telematico reso disponibile dall’INPS.

Alla procedura si accede attraverso il sito www.inps.it mediante il seguente percorso: Servizi online _ Accedi ai servizi _ Per tipologia di utente _ Aziende, consulenti e professionisti _ Agricoltura: domanda di iscrizione alla rete del lavoro agricolo di qualità.

Come disposto dall’art. 6, comma 1, del D.L. 91/2014, convertito con modificazioni dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116, possono presentare richiesta di adesione alla Rete

le imprese agricole in possesso dei seguenti requisiti:

a) non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di imposta sui redditi e sul valore aggiunto;

b) non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per le violazioni di cui alla lettera a);

c) essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Le domande saranno esaminate dalla Cabina di regia della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, presieduta dall'Inps e composta da rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni professionali agricole, dei Ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell'Economia e della Conferenza delle Regioni e deliberate entro 30 gg. dalla data di presentazione dell’istanza.

In caso di esito positivo, le aziende selezionate entreranno a far parte della Rete e riceveranno il certificato che ne attesta la qualità.

L’avvio della Rete del lavoro agricolo di qualità è una prima concreta iniziativa finalizzata allo sviluppo di azioni positive di contrasto al caporalato ed al lavoro nero in agricoltura.

L’iniziativa si inquadra in uno specifico piano operativo che la Cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità, la cui presidenza è attribuita ad INPS, dovrà sviluppare nei prossimi 15 giorni, come richiesto dai Ministri Martina e Poletti nel corso dell’incontro tenutosi oggi presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per avviare un insieme coordinato ed efficace di azioni di contrasto al caporalato e alle altre forme di lavoro irregolare.