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lunedì 8 febbraio 2016

Cgia di Mestre – Le Addizionali Irpef ci costano 15 miliardi

Cgia di Mestre, News del 6 febbraio 2016

Dal 2010 ad oggi il gettito ottenuto dall’applicazione delle addizionali Irpef ha subito un vera e propria impennata. Quello relativo alle addizionali regionali è cresciuto di oltre il 34 per cento, quello imposto dai comuni, invece, è salito addirittura del 54 per cento.

A sostenerlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha analizzato il prelievo di queste imposte locali sulle retribuzioni di alcune

giovedì 13 agosto 2015

Agosto: mese di rimborsi dal Fisco

Nei prossimi giorni, molti contribuenti riceveranno dall’Agenzia delle Entrate una busta verde contenente la comunicazione di rimborso Irpef per la deducibilità parziale dell’Irap disposta dal c.d. “Decreto Salva Italia” (1).

In allegato, la missiva recherà, inoltre, il modulo per la riscossione delle suddette somme che potrà essere presentato presso un qualsiasi sportello postale a decorrere da una determinata data espressamente indicata. Dalle prime indiscrezioni, sembra che, al riguardo, la prima data utile dovrebbe essere quella del prossimo 17 agosto.

Unitamente al rimborso dell’imposta sul reddito, le persone fisiche titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, riceveranno anche il conseguente rimborso delle addizionali regionali e comunali.

Valerio Pollastrini

1)      – Art.2, comma 1 quater, del D.L. n.201/2011;

mercoledì 17 giugno 2015

Addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Applicazione degli automatismi fiscali

Ministero delle Finanze - Risoluzione n.5/DF del 15 giugno 2015

Sono stati chiesti chiarimenti in merito all’applicazione dell’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF vigente, previsto dall’art. 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 per le Regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari.

Detta norma stabilisce, infatti, che l’accertato verificarsi, in sede di verifica annuale, del mancato raggiungimento da parte della Regione degli obiettivi del piano di rientro, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta "l’incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e di 0,30 punti percentuali dell’addizionale all’IRPEF rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo le procedure previste dall’ articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311".

Relativamente all’addizionale regionale all’IRPEF è sorto il dubbio se il suddetto incremento debba essere applicato necessariamente su tutti gli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti per l’IRPEF o se sono esclusi dal perimetro applicativo i redditi ricadenti nel primo scaglione, vale a dire quelli fino a 15.000 euro.

Tale perplessità deriva dal fatto che il comma 7 dell’art. 6, del D.Lgs. 6 maggio 2011, n. 68, stabilisce che a decorrere dal 2015 si applica il comma 3 dello stesso articolo, il quale prevede, tra l’altro, che "La maggiorazione oltre i 0,5 punti percentuali non trova applicazione sui redditi ricadenti nel primo scaglione di cui all'articolo 11 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917".

Infatti, nell’ipotesi in cui la regione abbia già approvato un sistema di aliquote che prevede la maggiorazione di 0,5 punti percentuali per il primo scaglione di redditi, l’applicazione dell’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali rispetto al livello delle aliquote vigenti, sembrerebbe confliggere con le disposizioni del citato comma 3 dell’art. 6, del D.Lgs. n. 68 del 2011.

Al fine di superare ogni incertezza interpretativa occorre precisare che nella fattispecie in esame non trova applicazione il comma 3, ma il successivo comma 10 dell’art. 6, del D.Lgs. n. 68 del 2011, il quale, allo scopo di salvaguardare l’esigenza di perseguire l’equilibrio economicofinanziario dell’ente attraverso la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario, stabilisce che: "Restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari".

Dalla lettura coordinata delle norme innanzi richiamate si rileva, infatti, che il comma 3 dell’art. 6, del D.Lgs. n. 68 del 2011, trova applicazione in via generale, imponendo un limite alla facoltà riconosciuta alla Regione di modificare le misure dell’addizionale al solo scopo di contenere la pressione fiscale per i contribuenti con redditi fino a 15.000 euro.

Ogni discrezionalità della Regione viene, invece, automaticamente meno nell’ipotesi in cui la stessa presenti dei disavanzi di gestione nel settore sanitario o sia impegnata nel Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario stesso e il Tavolo per la verifica degli adempimenti ed il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza - che hanno il compito di monitorare l’attuazione dei Piani di rientri- abbiano constatato il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal suddetto Piano, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario.

Infatti, la finalità della disposizione di cui al comma 10 del citato art. 6, del D.Lgs. n. 68 del 2011, è quella di garantire che la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario avvenga anche attraverso l’applicazione automatica sia delle maggiorazioni di imposta stabilite dalle norme sugli automatismi fiscali - tra tutte il citato art. 1, comma 174, della legge n. 311 del 2004 - e sia degli incrementi di aliquota previsti dall’art. 2, comma 86, della legge n. 191 del 2009, per le Regioni sottoposte ai suddetti Piani di rientro.

Il perseguimento di tali superiori finalità che, come ampiamente ribadito dalla giurisprudenza costituzionale, sono volte ad assicurare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto fondamentale alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione, non consente, quindi, alle Regioni di poter escludere dall’applicazione degli incrementi delle aliquote fiscali in questione i redditi fino a 15.000 euro. In tal modo, infatti, le Regioni aggraverebbero il disavanzo sanitario e contravverrebbero, altresì, all’obbligo di adottare tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi dei suddetti Piani.

Pertanto, la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, è tenuta ad applicare l’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF rispetto a quelle vigenti, su tutti gli scaglioni di reddito.

sabato 9 maggio 2015

Aumentano le addizionali regionali Irpef

In questi giorni, il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato nel sito www.finanze.it le determinazioni sulle addizionali Irpef disposte dalle Regioni per il 2015.

I dati evidenziano un generalizzato aumento della tassazione locale.

In particolare, nove Regioni hanno deciso di adottare una sola aliquota. Si tratta di Sardegna, Trento, Bolzano, Valle d’Aosta, Veneto (1,23%), Abruzzo, Calabria, Sicilia (1,73%) e Campania (2,03%).

Le rimanenti dodici, invece, hanno deciso di adottare aliquote differenziate. Di queste, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana ed Umbria hanno predisposto cinque diverse aliquote, parametrate sulla base degli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli previsti per la tassazione statale.

Tre Regioni hanno scelto di adottare un minor numero di aliquote. Si tratta, rispettivamente, della Basilicata (3), e del Friuli-Venezia Giulia e Lazio (2).

Valerio Pollastrini

martedì 14 aprile 2015

In aumento la tassazione sui salari degli italiani

Stando ai risultati del rapporto “Taxing Wages” dell'Ocse, in Italia la tassazione dei salari dei lavoratori è sempre più pesante, atteso che il c.d cuneo fiscale ha ormai  raggiunto la soglia del 50%.

Lo scorso anno, infatti, la differenza tra il costo totale del lavoro ed il salario medio netto di un dipendente single si è attestato  al 48,2%, segnando un incremento di 0,4 punti rispetto al 2013.

Dal momento che, tra i due periodi presi a confronto, non sono emerse variazioni sostanziali sull’incidenza dei contributi previdenziali ed assistenziali, detto incremento è dovuto in massima parte dalle imposte sul reddito, il cui valore supera di 12 punti percentuali la media Ocse del 36%.

L’Italia si conferma, dunque, al sesto posto tra i 34 Paesi Ocse per quanto riguarda  il prelievo complessivo sui salari. Al primo posto il Belgio, con il 55,6% (-0,08 punti), seguito da Austria (49,4%, +0,17), Germania (49,3%, -0,09), Ungheria (49%, invariato) e Francia (48,4%, -0,4). In base a questa speciale classifica, risulta che i lavoratori più fortunati sono quelli del Cile, Paese nel quale la tassazione sui compensi si ferma al 7%.

Entrando nello specifico, l’incremento della tassazione sui salari italiani è dovuto soprattutto alle addizionali locali.

Occorre precisare, però, che i dati Ocse non registrano l’impatto del bonus degli 80 euro introdotto  dal Governo Renzi, in quanto il corrispondente emolumento è andato a beneficio dei salari inferiori alla media, mentre, come detto, l’analisi in commento si è concentrata esclusivamente sulle retribuzioni medie.

Sempre con riferimento all’Italia, dal confronto con il 2013 è emerso che la situazione negativa riguarda anche le famiglie monoreddito  con due figli, in riferimento alle quali il cuneo fiscale, pari al 39%, è aumentato di 0,5 punti percentuali.

In generale, il fisco italiano risulta particolarmente aggressivo nei confronti dei nuclei familiari. Stando al raffronto tra le nazioni dell’area Ocse, infatti, il nostro Paese si colloca al quarto posto, dietro Grecia, Belgio e Francia.
Sempre a proposito della tassazione delle famiglie, lo scorso anno le nazioni più virtuose sono state, rispettivamente, Nuova Zelanda,  Svizzera ed Irlanda.

Valerio Pollastrini

venerdì 5 dicembre 2014

Regione Lazio: ridotta l'addizionale Irpef per la fascia di reddito intermedia

Questa mattina, la Regione Lazio ha raggiunto l’accordo con Cgil, Cisl e Uil per una rimodulazione dell`addizionale Irpef, con riduzione dell`imposta  per la fascia di reddito intermedio, quella compresa tra i 28mila ed i 35mila euro annui.

Il provvedimento,  che verrà recepito nella stesura del Bilancio previsionale in sede di approvazione in Giunta,  lascia invariato il prelievo previsto per tutti i redditi al di sotto dei 28mila euro e per tutte le famiglie con tre figli a carico.

In sostanza,  l`accordo prevede la conferma dell’esenzione dell`1,6% per i due milioni di contribuenti percettori di redditi fino a 28 mila euro  e l`estensione dell`esenzione ai redditi fino a 35mila euro, con la conferma dell`addizionale Irpef piena solo per le fasce di reddito più alte, vale a dire, quelle oltre i 35mila euro.

A beneficiare della novità saranno  l`80% dei contribuenti della  Regione Lazio, che, a partire dal 2015, verranno chiamati a versare una quota di addizionale Irpef  uguale o inferiore rispetto quella dell`anno precedente.

Valerio Pollastrini