PETROLIO: TOCCA QUOTA 107 DOLLARI AL BARILE In queste ore
domanda ed offerta di petrolio e le relative quotazioni sono al centro delle
valutazioni dei mercati finanziari internazionali; inoltre l’interscambio di
greggio evidenzia intersezioni rilevanti sul fronte della crisi in Siria e
nello specifico nelle relazioni tra Russia e Turchia.
Nei primi undici mesi del 2015 l’economia italiana beneficia
di un prezzo del petrolio in euro che scende a 41,23 euro al barile, segnando
un calo del 36,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’analisi
degli ultimi dati disponibili del commercio estero evidenza che tra gennaio e
agosto 2015 l’import di petrolio, in valore, è sceso del 25,0% mentre i volumi
importati sono in salita del 14,1%. Del calo delle quotazioni del greggio ne
beneficia il prezzo dei carburanti: nei primi 11 mesi del 2015 il prezzo – al
netto delle imposte – del gasolio per autotrazione è sceso del 23,3%. A fronte
dei prezzi più bassi e della ripresa in corso salgono le quantità consumate:
nei primi dieci mesi del 2015 i consumi petroliferi segnano una crescita del
3,0%.
Nei primi otto mesi del 2015 il primo Paese fornitore di
petrolio dell’Italia è l’Azerbaigian con il 19,3%, davanti alla Russia con il
14,8%, Iraq con il 13,7%, Arabia Saudita con 9,5%, Kazakhstan con 9,0%, Libia
con 7,4%, Egitto con 4,3%, Angola con 3,5%, Nigeria con 3,2% e Gabon con 2,5%.
Tra gennaio e agosto 2015 tra i primi dieci Paesi fornitori
dell’Italia i cali più ampi dell’import di petrolio li riscontriamo in Nigeria
(-38,7%), Arabia Saudita (-34,6%), Angola (-31,5%), Azerbaigian (-30,2%) e
Russia (-27,6%); inoltre si rileva un calo più contenuto della media per il
Kazakhstan (-16,1%). All’opposto cresce l’import dalla Libia (+2,0%), Egitto
(+6,1%) e Iraq (+9,6%); un più ampio aumento dell’import si registra dal Gabon
(+209,4%), che diventa il 10° paese fornitore (un anno fa era il nostro 18°
fornitore).
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