In presenza di un sistema di legislazione concorrente tra
Stato e regioni sulle politiche attive ed in ragione dell’attribuzione alle
regioni dei servizi per l’impiego, come emerge dal decreto n.150 di attuazione
della legge 183 del 2014, è interessante valutare quanto sia stato richiesto
dalle regioni al Ministero del Lavoro rispetto al piano di rafforzamento dei
servizi per l’impiego in corso di definizione. Le regioni italiane chiedono
infatti al Ministero del Lavoro di chiarire gli obiettivi sottesi al
documento che è finalizzato ad avviare
l’interlocuzione tra le amministrazioni centrali e le istituzioni europee in
merito alla sostenibilità della manovra di rafforzamento dei servizi per l’impiego,
che lo Stato italiano intende realizzare, alla luce delle riforme in atto sul
mercato del lavoro, avvalendosi anche del supporto delle risorse aggiuntive del
FSE.
Le regioni valutano , pertanto, il carattere straordinario
dell’intervento, teso ad assicurare in un periodo transitorio la continuità di
funzionamento dei servizi e l’implementazione sul territorio delle politiche
attive, in attesa che entri a regime il nuovo assetto delineato dal Jobs Act e
si completi il processo di modifica della cornice costituzionale. Il piano secondo le regioni dovrebbe svolgere
una funzione di accompagnamento sostenibile del sistema nel prossimo biennio,
prendendo le mosse da una chiara analisi della reale situazione di partenza dei
servizi per il lavoro nei diversi contesti territoriali, per approdare al
raggiungimento di obiettivi di miglioramento condivisi.
Il modello di governo è quello delineato nella cornice
normativa nazionale e cioè, da una parte lo Stato, responsabile della
definizione, d’intesa con le Regioni, dei livelli essenziali delle prestazioni
in materia di politiche attive del lavoro e, attraverso l’ANPAL, delle funzioni
di indirizzo, coordinamento e monitoraggio e, dall’altra parte le Regioni,
titolari della programmazione e della gestione delle politiche attive e
responsabili dei CPI.
A cura di Romano Benini

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