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martedì 3 novembre 2015

Inail - Si amplia l’inchiesta sulla Eternit, nuovi stabilimenti nel mirino della procura di Torino

Inail, News del 3 novembre 2015

In attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sul processo bis, i pm si preparano a contestare altre 115 morti da amianto, allargando il campo d’azione anche a Siracusa, la Svizzera e perfino il Brasile. Insieme a Stephan Schmidheiny, dovrebbe essere chiamato in causa come imputato anche il fratello Thomas

TORINO - Aumenta il numero dei casi di morte da amianto nell’inchiesta sulla Eternit. La procura di Torino, infatti, sta preparando le carte per contestare altri 115 decessi che dovrebbero confluire nel processo bis, attualmente sospeso in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, chiamata in causa in luglio dal giudice dell’udienza preliminare, Federica Bompieri, sulla questione del “ne bis in idem”, il principio in base al quale non si può essere processati due volte per lo stesso fatto.

Un anno fa la sentenza di prescrizione della Cassazione.
A sollevare la questione sono stati i difensori dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, dopo l’annullamento per prescrizione della sua condanna a 18 anni per disastro ambientale, stabilito un anno fa dalla Cassazione. Quella sentenza non ha però fermato l’azione dei pm torinesi Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che nel processo bis hanno già contestato a Schmidheiny l’omicidio volontario di 258 persone e hanno allargato il perimetro della loro nuova inchiesta anche allo stabilimento di Siracusa della Eternit, che finora non era stato preso in considerazione, alla Svizzera e perfino al Brasile, dove andarono a lavorare alcuni operai italiani.

Sono 17 i casi che riguardano ex emigrati italiani in terra elvetica.
Se gli accertamenti sui casi avvenuti nel Paese sudamericano sono tuttora in corso, anche se sembrano piuttosto complicati, il rapporto conclusivo su quanto avvenuto nella sede Eternit di Siracusa è in dirittura d’arrivo. Dei 115 nuovi casi contestati, 98 sono legati allo stabilimento di Casale Monferrato, il più importante tra quelli italiani, mentre gli altri 17 riguardano ex emigrati italiani in terra elvetica, in prevalenza veneti e pugliesi, che dopo avere lavorato nelle fabbriche della multinazionale di Payerne e Niederurnen si ammalarono e morirono. La maggioranza di mesotelioma, gli altri di tumori polmonari o asbestosi. Patologie che, secondo i consulenti della procura, furono provocate dal contatto con l’amianto e dalle insufficienti misure di sicurezza.

Ancora da chiarire quali saranno i capi d’accusa.
La giustizia elvetica non procede perché, in base a quanto risulta agli inquirenti, le eventuali violazioni si considerano commesse nel momento in cui i lavoratori prestarono servizio. Si deve quindi tornare indietro fino agli anni Settanta ed è passato troppo tempo. In Italia, invece, il reato si consuma con la morte della persona offesa, e se la morte si verifica nel territorio nazionale si può andare in tribunale anche se l’azione che l’ha provocata è avvenuta all’estero. L’altra novità sostanziale riguarda il coinvolgimento nell’inchiesta di Thomas Schmidheiny, fratello di Stephan, che per un breve periodo ebbe incarichi di responsabilità nella multinazionale dell’amianto. Non è ancora chiaro, però, quali saranno i capi d’accusa: nel processo bis Stephan Schmidheiny è imputato di omicidio volontario, ma nel nuovo filone è indagato per omicidio colposo insieme al fratello, al quale dovrebbero essere contestati pochi decessi.

A Palermo seconda condanna per gli ex direttori Fincantieri.
Nel frattempo venerdì scorso si è concluso a Palermo il secondo processo per le morti da amianto alla Fincantieri, che vedeva imputati gli ex direttori Giuseppe Cortesi, Antonio Cipponeri e Luciano Lemetti, tutti ritenuti responsabili dell’omicidio colposo di sette operai deceduti per asbestosi e mesotelioma pleurico in seguito all’inalazione della fibra killer. Nello stabilimento del capoluogo siciliano, infatti, non sarebbero state adottate le misure di sicurezza minime per evitare il contatto diretto con l’amianto. Il giudice Monica Sammartino li ha condannati complessivamente a 24 anni e 6 mesi di carcere: nove anni e mezzo a Lemetti, otto anni e mezzo a Cortesi e sei anni e mezzo a Cipponeri.

Riconosciuto il risarcimento del danno alle parti civili.
I tre imputati, già condannati un anno fa in via definitiva per la morte di altri 37 operai e le malattie asbesto-correlate sviluppate da 24 lavoratori, sono stati invece assolti dall’accusa di omicidio colposo relativa a 10 decessi, mentre per 15 capi di imputazione di omicidio e lesioni colpose è stata dichiarata la prescrizione. Il giudice Sammartino ha riconosciuto anche il risarcimento del danno, da liquidarsi in sede civile, alle parti civili costituite: i familiari di tre vittime, l’Inail e la Fiom. Il magistrato ha inoltre attribuito una provvisionale immediatamente esecutiva di 700mila euro all’Inail e somme tra i 120mila e i 65mila euro alle mogli e ai figli delle vittime che si sono costituiti parti civili.

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