Effetti nulli dell’austerity sul debito pubblico italiano.
Tra il 2011 e il 2014, cioè nel periodo in cui sono state varate le norme più
severe sui contribuenti ed è stata imposta una lunga sequenza di strette
fiscali, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è passato dal
116,4% al 132,3% con un incremento nominale del 15,9% è una variazione
percentuale del 13,6%. Proprio in quel periodo il rapporto debito/pil è
costantemente aumentato: 116,4% nel 2011, 123,2% nel 2012, 128,7% nel 2013 e
132,3% nel 2014. E nei prossimi anni ci sarà prima un ulteriore aumento e poi
un calo, ma assai lieve: nel 2015 132,8%, nel 2016 130,3%, nel 2017 126,1%, nel
2018 121,7% e nel 2019 117,4%. Lo segnala il Centro studi di Unimpresa che ha
analizzato sia i dati dell’Istat sia quelli della nota di aggiornamento del
Documento di economia e finanza.
Secondo l’analisi dell’associazione, la traiettoria del
rapporto tra debito e pil è destinata a restare su livelli particolarmente
alti. Sul livello di indebitamento dell’Italia, si sono rivelate
controproducenti sia le strette sulle tasse sia gli interventi sulle pensioni
sia i tagli lineari al bilancio pubblico: nessun vantaggio, dunque, dalle
politiche fiscali restrittive varate a partire dall’autunno del 2011. Quell’anno
il rapporto tra debito e pil si è attestato al 116,4% per poi salire di quasi
sette punti percentuali l’anno successivo, fino al 123,2%. Una impennata
proseguita nel 2013 quando il rapporto era al 128,7% e ancora lo scorso anno al
132,3%. Stando alle previsioni del governo i carica, alla fine di quest’anno il
rapporto tra debito e pil arriverà al 132,8%, per poi calare leggermente a
partire dal prossimo anno: 130,3% nel 2016, 126,1% nel 2017, 121,7% nel 2018 e
117,4% nel 2019.
“Abbiamo pagato caro il rigore e non ci sono stati i
vantaggi sperati. Con le tasse c’è stata una esagerazione che non sono non ha
tenuto a bada le finanze statali, ma ha contribuito ad aggravare la crisi e la
recessione” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
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