Dal 28 al 30 novembre il Vice Ministro Calenda guiderà una
numerosa delegazione imprenditoriale italiana a Teheran.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, insieme al Ministero
degli Affari Esteri, Ice Agenzia, Confindustria ABI e Unioncamere, sta
organizzando una missione di sistema in Iran dopo la firma dell'accordo sul
nucleare. La missione, che sarà guidata dal Vice Ministro allo Sviluppo
Economico Carlo Calenda, segue quella svolta nei mesi scorsi dai Ministri
Federica Guidi e Paolo Gentiloni.
La missione avrà inizio a Teheran il 28 novembre con il
Forum Economico Bilaterale alla presenza di rappresentanti delle principali
istituzioni dei due Paesi. Il 30 novembre sono previste sessioni di
approfondimento settoriale con i ministeri competenti e con le imprese
iraniane.
Dopo anni di isolamento, l'economia di Teheran si aprirà
nuovamente agli scambi internazionali: con questa iniziativa il sistema
industriale italiano si presenterà al governo e alle imprese iraniani, con
l’obiettivo di recuperare le quote di mercato perse nel tempo a causa del
regime sanzionatorio.
La missione, per la quale si prevede una partecipazione di
oltre un centinaio tra imprese e banche, sarà settoriale e focalizzata sulle
filiere che rivestono un'importanza strategica per l'Iran: ambiente ed energie
rinnovabili, meccanica, settore medicale, materiali da costruzione ed
automotive.
L'Iran è la seconda più grande economia della regione del
Medio Oriente e Nord Africa in termini di PIL (484 miliardi di dollari) dopo
l'Arabia Saudita e per popolazione (78 milioni di persone) dopo l'Egitto. Il
Paese, fortemente dipendente dalle importazioni, è ricco di risorse naturali: è
secondo al mondo per riserve di gas naturale e quarto per riserve di petrolio,
ma è anche tra i primi cinque per riserve di minerali (ferrosi e non, preziosi
e rari).
Secondo le prime stime economiche, i benefici dell’accordo
sul nucleare sono potenzialmente enormi. Se nel 2005 l’import iraniano
proveniva per oltre il 40% dall’UE, dopo le sanzioni la quota europea è andata
decrescendo fino ad arrivare al 9,5% nel 2014, a vantaggio dei Paesi del Medio
Oriente e degli emergenti dell’Asia, che complessivamente hanno fornito nel
2014 oltre il 70% delle importazioni.
I rapporti commerciali fra Italia e Iran hanno risentito
molto delle misure restrittive applicate al Paese, in particolare con la
seconda ondata sanzionatoria, tanto che la quota italiana sull’import iraniano
è passata dal 6,1% del 2005 all’1,7% del 2014.
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