Roma, 17 settembre 2015 - Pensioni, investimenti per il sud,
la programmazione economica del Governo tra i temi trattati dal ministro
dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, rispondendo alle
interrogazioni a risposta immediata presentate al question time della Camera
dei deputati del 16 settembre.
Tra le domande poste in aula a Padoan, due riguardavano il
nodo dei lavoratori che hanno stipulato accordi aziendali di incentivo
all’esodo ma non hanno potuto andare in pensione a causa dei termini stabiliti
dalla riforma Fornero del sistema previdenziale. A partire dal 2012 sono state
prese sei distinte misure di “salvaguardia” per questi e altri lavoratori che
hanno visto modificare la propria prospettiva di accesso al trattamento
pensionistico dopo la riforma Fornero. Per poter varare una settima operazione
di salvaguardia occorre "completare l' analisi delle salvaguardie già
concluse". In ogni caso, il governo "riconosce la situazione di
disagio" che si è determinata e intende risolvere il problema "con la
dovuta urgenza", ha affermato il ministro. Questi interventi costituiscono
dei correttivi ma non una inversione di rotta, perché “una modifica strutturale
del sistema previdenziale vigente con la legge Fornero andrebbe contro i
principi di sostenibilità del sistema stesso. Esistono già forme di
flessibilità. Inserire ulteriore flessibilità porterebbe oneri eccessivi e
strutturali per la finanza pubblica. Occorre valutare costi e benefici, perché
gli oneri si manifesterebbero comunque nell'immediato".
Rispondendo a un’interrogazione sul Mezzogiorno Padoan ha
citato i dati diffusi dall’ISTAT a partire dal primo trimestre 2015, periodo in
cui il Sud “osserva un incremento dell’occupazione rispetto allo stesso periodo
del 2014, pari allo 0,8 per cento, contro lo 0,6 per cento registrato dal
centro-nord. Il secondo trimestre dell’anno conferma il trend crescente
dell’occupazione rispetto allo stesso periodo precedente. Non è che tutto ciò
mi riempie di gioia, mi dice semplicemente che lo sforzo per sostenere il Sud
deve essere intensificato". Senza un intervento straordinario nel Mezzogiorno
il Ministro auspica una maggiore efficacia e specificità d’interventi generali
come “l'accelerazione nell’utilizzo e nel recupero di fondi europei residui
dalla programmazione 2007-2013 e un utilizzo più efficiente e tempestivo dei
fondi del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020. Investimenti pubblici volti
ad aumentare quantità e qualità del capitale infrastrutturale e non
infrastrutturale al Sud intervenendo sulla criticità nel nuovo ciclo di
programmazione; un’azione strutturale per la convergenza e l’efficacia delle
politiche ordinarie, ancora un'azione selettiva di politica industriale nel Sud
che punti alla crescita e all’internazionalizzazione di buone realtà innovative
già presenti nel Mezzogiorno; infine, un eventuale pacchetto di incentivi
fiscali per sostenere lo sviluppo delle imprese e gli investimenti nel
Mezzogiorno".
Rispetto al quadro
dell’economia italiana Padoan ha annunciato che “la Nota di aggiornamento al
Documento di Economia e Finanza” sarà presentata al Governo e discussa questo
venerdì per poi essere trasmessa al Parlamento. “L’indebitamento si collocherà
quest’anno al 2,6% e continuerà a scendere negli anni successivi” ha anticipato
il Ministro, il quale ha poi spiegato che il Governo “ha già richiesto e
ottenuto da parte della Commissione europea una validazione riguardo alla
cosiddetta "clausola di riforme strutturali" equivalente a uno 0,4%,
che è al di sotto della totale ammissibilità prevista da questa clausola, e non
ha ancora utilizzato i margini previsti dalla cosiddetta "clausola degli
investimenti". Il Governo sta valutando il modo più efficace per ottenere
ulteriori margini di flessibilità previsti dalle regole europee sia in termini
di sforzo di riforme strutturali, che viene ampiamente riconosciuto, sia in
termini di contributi agli investimenti - ha aggiunto Padoan - tutto questo
servirà a costruire una legge di stabilità, che sarà presentata al Parlamento
il 15 ottobre, che faciliterà l’ulteriore e definitiva uscita da una fase
prolungata di recessione e, quindi, non semplicemente un’uscita ciclica ma
un’uscita strutturale che richiede appropriati sforzi".
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