Appalti e mercati pubblici sono una leva per la crescita, ma
serve semplificare per rendere più trasparente il sistema
«Per il ripristino della legalità nella gestione degli
appalti e nello sviluppo locale c’è una doppia necessità: da un lato la
cooperazione deve lavorare sulla governance favorendo il ricambio e la qualità
della dirigenza, prestando attenzione ad una crescita equilibrata e ad un reale
controllo democratico dei soci. La PA, dal canto suo, deve qualificare e
migliorare i sistemi di affidamento e selezione, snellire le normative sugli
appalti, responsabilizzare i dirigenti e sviluppare idonei sistemi di
valutazione». È quanto emerge da “Sviluppo locale e legalità” il workshop
organizzato a Expo Milano 2015,a Cascina Triulza, da Federsolidarietà
Confcooperative che ha visto a confronto
Raffaele Cantone, presidente Anac;
Giuseppe Guerini, presidente Federsolidarietà
Confcooperative;
Maurizio Gardini, presidente Confcooperative e
Umberto Ranieri, presidente Fondazione Mezzogiorno Europa.
Programmazione e
affidamenti
«Lo sviluppo locale é strettamente collegato al tema della
legalità. Gli appalti pubblici rappresentano una componente enorme del mercato,
ma purtroppo alcuni meccanismi burocratici, nati per selezionare i
fornitori migliori, sono stati
piegati e fatti degenerare in
circuiti viziosi. Bisogna allora regolamentare le cose in modo diverso. L'Anac
ha iniziato a farlo molto bene con le Linee Guida di cui condividiamo
l'impianto complessivo. Resta in ogni caso necessario collocare adeguatamente
la tutela della legalità al margine di discrezionalità che naturalmente deve
essere riconosciuta a chi esercita la Funzione pubblica. La discrezionalità di
per sé non è un disvalore: se la classe dirigente, sia politica sia tecnica,
opera delle scelte secondo una programmazione e persegue delle priorità allora
va bene. Ecco perché riteniamo che l’Anac abbia centrato il tema con
l'introduzione della “programmazione” nelle Linee Guida».
Il Cara di Mineo va
chiuso
«La dimensione deve essere congrua rispetto alla tipologia
di servizio, rispetto ai mercati, ai valori cooperativi ed identitari e di
legame con il territorio. Un conto è ospitare 10 persone, magari dentro un
percorso di integrazione, altro conto è organizzare strutture come il Cara di
Mineo: è ormai evidente che in questo caso l’errore è stato di programmazione
pubblica e del modello di accoglienza che ha prodotto. Per noi i modelli tipo
Cara di Mineo andrebbero chiusi».
Appalti: cosa
modificare
Bisognerebbe snellire l'impianto normativo sugli appalti:
troppe leggi e regolamenti, a volte di dubbia interpretazione e persino in
conflitto, non solo determinano una grande quantità di contenziosi
amministrativi, ma spesso sono la "selva" dentro cui con maggior
abilità si muovono i furbi. Sarebbe più utile lavorare su programmazione,
trasparenza e margini di discrezionalità dei dipendenti pubblici. Ma il tema,
inutile nasconderselo, è il ricambio della classe dirigente pubblica e
politica. Il caso "Mafia Capitale" insegna che i corrotti non sono
meno responsabili dei corruttori, se c'è chi é pronto a offrire del denaro, c'é
chi é pronto a prenderlo o a richiederlo. La sfida è politica. Il nostro
impegno civile ci impone di escludere i corrotti chiunque essi siano,
cooperatori, imprenditori, politici, dirigenti della PA».
L’impegno della
cooperazione
«Riteniamo che la cooperazione sociale debba crescere e
irrobustirsi, ma esistono forme e dimensioni della crescita che debbono essere
distinte per tipologie di mercato. Alcuni settori economici, in cui opera la
cooperazione, hanno logiche diverse dove la grande dimensione é fondamentale
per seguire politiche di crescita, di export e di internazionalizzazione. Nel
settore sociale invece occorre prestare attenzione alle dimensioni di
relazioni, con le persone utenti e le comunità locali, dove non sempre la grande
dimensione, ma sopratutto le crescite rapide ed improvvise sono compatibili con
la funzione sociale della cooperativa.
Le esplosioni di fatturato e le crescite dimensionali repentine, in
mercati sociali dove prevale l'acquisto sui mercati della P.A. troppe volte
finiscono per distorcere il legame con la funzione sociale della cooperativa e
comportano l'imporsi di forme di opportunismo dove è più facile l'infiltrazione
di logiche distorsive».
La corruzione in
Italia
«Il fenomeno della corruzione è strutturale e richiede
risposte strutturali. Non é certamente un fenomeno recente, ma nasce molto
prima delle cooperative sociali che
hanno 20 anni di storia. La cooperazione sociale dà lavoro a oltre 400.000
persone. Parliamo di lavoro a tempo indeterminato, che eroga servizi di welfare
a 7 milioni di famiglie e che improvvisamente si trova a veder inquinata, in
modo importante, il rapporto con la PA a causa di alcune eclatanti situazioni
di delinquenza. Dobbiamo evitare che la cooperazione sociale possa essere
fagocitata e strumentalmente confusa con chi delinque e chi ha rientra nel più
ampio fenomeno della corruzione. Vogliamo lavorare per bonificare tutto il
mercato pubblico, perché la legalità avvicina, e non allontana, le imprese
dalla PA. Nella cooperazione che é sana nella sua natura, nella sua spinta
ideale, ma anche nella sua quotidianità non vanno fatti entrare i delinquenti,
e vanno cacciati quelli che si individuano».
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