Doppio annuncio del premier Matteo Renzi a quattro giorni
dalla presentazione della Nota di aggiornamento del Def. Ancora nulla di deciso
sul possibile anticipo del taglio dell'Ires per il Sud. Nel 2017 arriva la
"digital tax".
Il 2015 si chiuderà con una crescita dello 0,9% e - forse
anche per questo - la manovra 2016 lieviterà dai 25 miliardi ufficialmente
annunciati finora a 27 miliardi di euro. E' un doppio annuncio quello di Matteo
Renzi, che, a quattro giorni dalla presentazione della Nota di aggiornamento
del Def, in arrivo venerdì, parla concretamente di numeri e cifre, fornendo uno
scheletro di quella che sarà anche la legge di stabilità. "Le cose vanno
meglio", ha affermato il premier a Otto e mezzo, e per questo anche la
crescita del 2016 "sarà rivista leggermente al rialzo rispetto all'
1,4%". Il che significa più margine di spesa per le misure economiche del
prossimo anno. Pur mantenendo ampiamente il deficit sotto il 3% e progredendo
nel percorso di riduzione del debito, vero tallone d'Achille del nostro Paese
che il governo ha sempre ben presente quando si presenta a trattare con
l'Europa, una crescita maggiore del Pil fa infatti automaticamente diminuire
proprio i due parametri di bilancio essenziali: deficit/Pil e debito/Pil. In
più, grazie alla flessibilità concessa dall'Unione europea su riforme
einvestimenti, gli spazi potrebbero aumentare ancora. Teoricamente, ha spiegato
ancora una volta Renzi, le risorse liberate dalle due clausole ammontano all'1%
del Pil di ciascun Paese (in Italia circa 17 miliardi), ma Roma, ha
puntualizzato il presidente del Consiglio, non le userà tutte. Quelle certe, al
momento, ammontano infatti allo 0,4% del Pil (6 miliardi) accordati per il 2016
da Bruxelles lo scorso anno. Un "premio"per aver avviato le riforme
strutturali. La prosecuzione sulla stessa strada vale un altro 0,1% (1,6
miliardi circa), cui si può aggiungere un altro teorico 0,5% legato agli
investimenti. Ma se e quanto il governo riuscirà ad ottenere dipenderà dalla
partita che verrà giocata con la Commissione. Al di là della flessibilità
europea, le coperture, ha spiegato contemporaneamente il ministro
dell'Economia, Pier Carlo Padoan, arriveranno da spending review, revisione
delle tax expenditures, maggiori entrate fiscali legate al miglior andamento
dell'economia e da qualche misura una tantum (come potrebbero essere ad esempio
gli incassi della voluntary disclosure). Ma non è affatto escluso un intervento
sulla sanità, un settore in cui, ha sottolineato il titolare del Tesoro, si può
spendere "meno e meglio". Renzi non si è sbilanciato ma il premier
un'indicazione l'ha data comunque:
"male che vada - ha spiegato - in legge di stabilità ci saranno le
stesse cifre di quest'anno". Non proprio un taglio ma un mancato aumento,
visto che il patto per la salute prevede invece un incremento della spesa
sanitaria di tre miliardi tra 2015 e 2016. La manovra non conterrà alcun
intervento sulla flessibilità in uscita per le pensioni mentre ancora nulla di
deciso resta sul possibile anticipo del taglio dell'Ires per il Sud. Padoan ha
ribadito la linea fondamentale del governo, quella cioè di evitare il più
possibile misure ad hoc, pensando piuttosto all'implementazione efficace delle
riforme e all'impulso agli investimenti pubblici in infrastrutture. "Ci
sono molte misure alternative all'Ires per il sostegno alle imprese, le risorse
sono limitate", ha spiegato. Per il momento l'appuntamento con l'Ires
resta dunque il 2017 quando arriverà, secondo Renzi, una nuova imposta: la
"digital tax", nuova versione della Google tax, "che vada a
colpire con meccanismi diversi, per far pagare tasse nei luoghi in cui sono
fatte transazioni e accordi".
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