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Disaggregando i dati della produzione industriale italiana,
il Centro Studi della CNA rileva che il rilancio ha riguardato otto comparti
manifatturieri su 13 ed è stato trainato dalla crescita record dei mezzi di
trasporto, la più alta del millennio (+16,8 per cento), che ha stimolato i
comparti collegati: dalle apparecchiature elettriche ai prodotti in gomma,
vetro, plastica e alla meccanica. Rilevante anche l’incremento messo a segno
dal settore farmaceutico (+5,4 per cento).
La crisi, invece, è continuata per i settori tradizionali
del Made in Italy: dal tessile/abbigliamento/pelletteria (-3,6 per cento) al
legno/arredo (-0,6 per cento). Flessioni, sottolinea il Centro Studi della CNA,
determinate dalla concorrenza a basso costo proveniente dall’estero: le
importazioni sono aumentate a ritmo molto più sostenuto delle esportazioni,
infatti, tanto nel tessile/abbigliamento/pelletteria (+5,5 contro +1,2 per
cento) quanto nel legno/arredo (+5,4 a fronte del +3,7 per cento).
L’andamento della produzione industriale italiana nel 2015,
pur tra segnali contradditori, appare di grande rilievo in particolare se
confrontato con i risultati dei tradizionali concorrenti europei. L’aumento del
nostro Paese è sostanzialmente in linea con quello della Francia (+1,1 per
cento) e di gran lunga più soddisfacente delle performance di Germania (+0,4
per cento) e Regno Unito, dove la produzione è addirittura rimasta al palo.
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