Illustrati gli esiti delle rilevazioni condotte direttamente
in fase di navigazione a bordo dei pescherecci. Il monitoraggio ha consentito
di realizzare una mappatura dei fattori di rischio all’interno del comparto e
la predisposizione di specifiche strategie di intervento per la promozione
della cultura della prevenzione
BARI – Il 70% di tutti gli infortuni mortali nel settore della
navigazione è attribuibile al comparto ittico: ambito caratterizzato da lavori
spesso organizzati su cicli notturni e svolti in condizioni meteomarine
avverse, è causa – oltreché di incidenti dall’esito fatale – anche di un numero
assai nutrito di tecnopatie e malattie professionali. Per conoscere meglio gli
elementi di rischio ricorrenti ai fini dell’attivazione delle più opportune
strategie di prevenzione, nel 2013 la direzione Inail Puglia e l’Osservatorio
nazionale della pesca hanno sottoscritto un accordo relativo al progetto
sperimentale “Pesca sicura”.
Incidenti ricorrenti
e ripetitivi che è possibile prevedere.
Gli esiti del primo triennio – riguardanti le marinerie di
Bari, Mola, Monopoli e Molfetta – sono stati illustrati in occasione di un recente
convegno presso il Terminal crociere del porto di Bari. Nel corso dei lavori è
emerso come il fenomeno degli infortuni sul lavoro, mortali e non, nel comparto
della pesca sia di natura estremamente complessa, poiché vi concorrono fattori
diversi quali il comportamento dell’uomo, il mancato rispetto delle norme e la
mancata adozione di dispositivi di sicurezza. Quale che sia la causa, tuttavia,
si tratta nella maggior parte dei casi di incidenti di tipo ricorrente e
ripetitivo e che, pertanto, potrebbero essere prevenuti.
Ficola: “Rendere più
sicuro il lavoro a bordo”.
“Con i suoi 800 Km di litorale la Puglia è una delle regioni
italiane con maggiore sviluppo costiero e vede la presenza di una fra le prime
flotte pescherecce operative a livello nazionale – afferma Fabiola Ficola,
direttore Inail Puglia – Si tratta, dunque, di una regione dalla forte
vocazione marinara e, grazie a questo progetto, possiamo contribuire a
diffondere una cultura della prevenzione più attenta alle specificità dei
numerosi addetti che vi operano”. “Il progetto “Pesca Sicura” rappresenta un
esempio concreto di valorizzazione della bilateralità per affrontare e
risolvere al meglio le problematiche inerenti la gestione della sicurezza sul
lavoro nel settore della pesca marittima – continua Ficola – L’obiettivo è
quello di mettere a fattore comune le esperienze e le competenze maturate per
rendere più sicuro il lavoro a bordo delle navi da pesca”
Individuati dagli
esperti Inail le più frequenti tipologie di rischio.
Lo studio, le cui rilevazioni sono state svolte – per la
prima volta – in fase di navigazione a bordo dei pescherecci, ha permesso
l’esame dei rischi legati all’uso delle attrezzature presenti sulla nave si di
quelli connessi all’esposizione a rischi fisici (rumore e vibrazioni al corpo
intero), agenti chimici, microclimatici e atmosferici nonché al sovraccarico
biomeccanico. “Dall’indagine è emerso che questi marittimi sono maggiormente
esposti a rischio da sovraccarico biomeccanico connesso alle operazioni di
selezione e cernita del pescato ed alla movimentazione manuale dei carichi”,
valuta Luigi Caradonna, della direzione regionale Puglia.
Costituita una
mappatura del rischio correlato all’esercizio dell’attività di pesca.
Dopo la raccolta e l’analisi dei dati, iniziate a fine 2013,
è stata costituita una mappatura del rischio correlato all’esercizio
dell’attività di pesca. Tutto questo confluirà in una sorta di “anagrafe” sullo
stato di salute del lavoratore marittimo, con la conseguente adozione di
adeguate prassi di sorveglianza sanitaria, misure di prevenzione e formazione
continua. Grazie al progetto è nato anche un sito internet dedicato cui seguirà
la pubblicazione e la diffusione di opuscoli informativi.

Nessun commento:
Posta un commento