Dopo aver elargito 6 miliardi di aiuti alle banche ora
Bruxelles chiede al Credito cooperativo un insostenibile contributo per salvare
i quattro istituti di credito sull'orlo del fallimento
Un salasso da 225 milioni di euro, solo nel 2015. E’ il conto che pagheranno le
Bcc per salvare quattro banche a rischio fallimento: Cassa di Risparmio di
Ferrara, Banca delle Marche, Banca dell’Etruria e del Lazio e Cassa di
Risparmio di Chieti. Federcasse esprime
viva preoccupazione per gli effetti sull’industria bancaria italiana e sulla
capacità di finanziamento dell’economia reale generati dalle modalità con le
quali si è deciso di gestire l’ultima fase della crisi delle quattro banche da
tempo commissariate.
Il provvedimento inciderà sulla redditività di tutta l’industria
bancaria e, in particolare per le BCC, in misura considerevole anche sui
peculiari processi di patrimonializzazione. Ciò mentre i requisiti patrimoniali
sono resi sempre più severi da normative soffocanti che penalizzano il credito
e non si preoccupano dei rischi rappresentati dalla mole di derivati detenuti
dai colossi bancari anche europei.
Le BCC hanno nella capacità di generare reddito la propria
pressoché esclusiva fonte di patrimonializzazione (oggi peraltro mediamente
superiore a quella del resto dell’industria bancaria). Ma ciò che più preme
rimarcare è che il provvedimento - che costerà al sistema BCC 225 milioni di
euro solo nel 2015 (rispetto ai 55-57 milioni previsti dal contributo ordinario
2015 già accantonato) – sottrarrà preziose risorse al finanziamento di imprese
e famiglie.
“Volontariamente e dal 1978 – sottolinea il presidente di
Federcasse Alessandro Azzi - ci siamo fatti carico di risolvere da soli e per
tempo le nostre crisi. Volontariamente e velocemente, negli ultimi mesi –
proprio a causa delle rigidità interpretative della Commissione delle norme
sugli aiuti di Stato - abbiamo deciso di rimborsare con un contributo pro-quota
volontario di tutte le BCC italiane i sottoscrittori delle obbligazioni
subordinate delle banche in crisi. Se non avessimo fatto così, quegli
investitori avrebbero perso tutto”.
Pur confermando che la prospettiva dell’Unione Bancaria sia
il traguardo da costruire (anche se dovrà essere raggiunto tenendo conto delle
diversità di finalità/dimensione/natura giuridica/rischiosità delle aziende di
credito europee), Federcasse contesta nettamente le condizioni che hanno
impedito il mancato coinvolgimento del FITD (Fondo Interbancario di Tutela dei
Depositi) nella risoluzione delle quattro banche in crisi, che dello stesso
FITD sono consorziate. Se quest'ultimo fosse intervenuto, non solo ex-ante, ma
anche durante la risoluzione stessa, il costo a carico dell’intero sistema e
delle BCC sarebbe stato nettamente inferiore. Pertanto è imperativo che le Autorità
riconsiderino, da un lato, la corrente interpretazione della normativa sugli
Aiuti di Stato che impedisce ai DGS di intervenire precocemente per impedire le
crisi e, dall'altro, l'applicazione delle neo-recepite norme sulla risoluzione
delle crisi che non sembrano escludere, anzi prevedono, la partecipazione dei
sistemi di garanzia dei depositanti al finanziamento delle operazioni di
risoluzione. Si è giunti a tale situazione a causa dei ritardi da parte del
nostro Paese nel recepire la direttiva BRRD che doveva essere trasformata in
legge italiana già nel gennaio scorso. Ma soprattutto, e inaccettabilmente, si
è arrivati fin qui per una serie di rigidità e di opzioni interpretative, tutte
da discutere, da parte della Commissione Europea. E ciò dopo che in Europa (ma
non in Italia) sono stati approvati complessivamente interventi pubblici (di
ricapitalizzazione, salvataggio attivi, garanzie e misure di liquidità) per
5.763 milioni finalizzati a salvataggi bancari. In secondo luogo, il
provvedimento, sostiene Federcasse, colpisce in modo pesantissimo e
ulteriormente ingiusto quelle banche - come le BCC - che hanno sempre fatto
fronte alle eventuali difficoltà in modo autonomo, grazie agli strumenti di
tutela che la categoria si è dato, come il Fondo di Garanzia dei Depositanti -
senza chiedere né interventi statali né il contributo delle altre banche.
“La tutela che il Credito Cooperativo grazie al Fondo di
Garanzia degli Obbligazionisti”– dice ancora Azzi – offre ai possessori di
obbligazioni emesse dalle BCC per un limite massimo di 100 mila euro aggiuntivo
a quello di pari importo per i depositanti. In terzo luogo, uno dei tanti
aspetti sui quali si dovrà fare chiarezza riguarda l’assurdo di dover pagare
una sorta di “polizza assicurativa” che solo una parte delle banche potrà
utilizzare, vale a dire quelle di dimensioni tali da superare il “test” del
cosiddetto interesse pubblico. Tutte le banche pagano, anche le piccole banche,
ma soltanto alcune – quelle che rivestono “interesse pubblico” – ne
beneficiano. Da ultimo, destano preoccupazione le condizioni e i tempi con i
quali verrà gestita la fase di immissione nel mercato delle quattro nuove
banche risultato del processo di risoluzione. Federcasse vigilerà per prevenire
condotte e decisioni improprie che dovessero diminuire il potenziale valore di
realizzo e quindi penalizzare tutte le banche italiane che debbono contribuire
alla copertura delle sofferenze e alla capitalizzazione delle quattro nuove banche.
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