Stop
al pesce fresco a tavola per l’avvio del fermo pesca che porta al blocco delle
attività della flotta da pesca italiana lungo lo ionio e il tirreno, da
Brindisi ad Imperia per 30 giorni consecutivi fino al 18 ottobre. A darne
notizia è Coldiretti Impresapesca in occasione dell’avvio del provvedimento che
cade in un momento difficile per le marinerie, le quali negli ultimi 30 anni
hanno perso il 35 per cento delle imbarcazioni e 18.000 posti di lavoro, mentre
si è progressivamente ridotto il grado di autoapprovvigionamento del pescato.
Con
il fermo biologico aumenta peraltro anche il rischio - sottolinea Impresapesca
Coldiretti - di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al
ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco
Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca,
dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta
alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Tra l’altro nei
primi tre mesi del 2015 sono stati importati in Italia oltre 233 milioni di
chili di pesci e crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici con un
aumento del 3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,
secondo un’analisi Coldiretti Impresapesca su dati Istat.
Per
effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti
Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve
prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle
Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di
Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale),
18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7
(Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si può anche rivolgersi alle
esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti
Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica.
Il
blocco delle attività era scattato dal 26 luglio al 6 settembre per l’alto
Adriatico – spiega Impresapesca Coldiretti -, nel tratto da Trieste a Rimini
per una durata di 43 giorni, mentre per le navi, iscritte nei compartimenti
marittimi da Pesaro a Bari, l'interruzione dell'attività è iniziata il 16
agosto e terminerà il 27 settembre dopo 43 giorni consecutivi. Sardegna e
Sicilia decidono autonomamente, con uno stop di almeno trenta giorni nel
rispetto dei periodi previsti dai piani di gestione.
Resta
il fatto – denuncia Coldiretti Impresapesca - che l’attuale format del fermo
pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere
inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si
riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si
verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la proposta di
Coldiretti Impresapesca di differenziare il blocco delle attività a seconda
delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando
fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre.
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