La maggioranza cerca una sintesi alla Camera sulla proposta
di legge, già approvata a Palazzo Madama, che di fatto annulla le
liberalizzazioni nel commercio introdotte da Mario Monti. Intanto la Cassazione
sancisce: aperture nei giorni festive solo con commessi "volontari".
Dodici giorni festivi in cui gli esercizi commerciali devono
rimanere chiusi, con la possibilità di deroga per sei ulteriori giorni. E'
l'effetto della proposta di legge già approvata alla Camera a settembre dello
scorso anno e che dopo nove mesi di stallo ha ripreso nel giugno scorso il suo
iter al Senato in seconda lettura. Ma la maggioranza sul punto è divisa: da una
parte il Pd vuole affrettare i tempi, fare tre ritocchi mirati senza andare a
modificare l' impianto della legge (in commissione Industria ha presentato
infatti solo tre emendamenti) quindi rimandare il testo alla Camera e
approvarlo entro l' anno. Dall'altra parte invece sia Ncd che Sc all'interno
della maggioranza sono contrari alla proposta di legge, che di fatto annulla le
liberalizzazioni nel commercio introdotte da Mario Monti. In settimana, il
comitato ristretto, con in testa il relatore Bruno Astorre (Pd), proverà
proprio a fare la sintesi delle varie posizioni per evitare che la proposta di
legge diventi un altro terreno di divisione nella maggioranza e che resti
bloccata proprio in nome di questa frattura. Nel dettaglio, le modifiche
proposte dal Pd prevedono che non ci sia obbligo di chiusura domenicale,
festiva o di mezza giornata infrasettimanale per tutta una serie di attività
commerciali che vendono prodotti alimentari, tabaccai, gelaterie, giornalai,
minimarket di villaggi o campeggi, autogrill, rosticcerie e pasticcerie,
fiorai, librerie e anche per "le tipologie di attività commerciali diverse
dalla vendita al dettaglio in sede fissa". Altra proposta del Pd è che i
negozi possano comunicare i sei giorni di deroga decisi mediante una semplice
comunicazione scritta da inviare, anche per mail, al Comune competente. Infine,
il Partito democratico punta a inserire
una modifica nel testo volta a chiarire che i sei giorni di deroga potranno
essere anche giorni diversi tra i diversi punti vendita di uno stesso esercente.
Da sottolineare, infine, che sull'argomento la Cassazione ha sancito la
settimana scorsa che le aperture potranno essere garantite solo da commessi
"volontari". E' stato infatti respinto un ricorso della Loro Piana che a aveva
sanzionato una commessa di uno dei suoi negozi perché non si era presentata al
lavoro in un giorno festivo. La Corte ha stabilito che "il riposo per le
festività, così come il riposo domenicale, non hanno una semplice funzione dl
ristoro ma un'importante fruizione dl tempo libero qualificato". La Cassazione
ha ribadito che "solo per il personale dipendente di istituzioni sanitarie
pubbliche o private sussiste l'obbligo della prestazione lavorativa durante le
festività per esigenze di servizio e su richiesta datoriale". E ha
ribadito che "II lavoratore può prestare servizio durante le festività
infrasettimanali celebrative di ricorrenze religiose o civili solo se c'è
accordo con II datore dl lavoro e non può essere obbligato".
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