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domenica 20 dicembre 2015

Isfol - Invecchiamento attivo: presentata la ricerca sulle grandi imprese

Isfol, Nota del 17 dicembre 2015

Azioni di accompagnamento

“Gestire l’età. L’age managment nelle grandi imprese italiane” questo il titolo del seminario organizzato ieri presso il Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università la Sapienza di Roma dal gruppo di lavoro sull’invecchiamento attivo  costituito da ricercatori dell’Isfol e della Sapienza.

Ad aprire i lavori è stata Filomena Racioppi demografa esperta di active aging e coordinatrice insieme a Alessandra De Rose del gruppo di ricerca. Nella sua introduzione ha presentato i relatori spiegando l’obiettivo del seminario ossia presentare i risultati dell’indagine Isfol sulle buone pratiche realizzate dalle imprese private per fronteggiare il problema dell’invecchiamento della forza lavoro. A Pietro Checcucci coordinatore del gruppo sulle "Politiche del lavoro indirizzate a target specifici di popolazione"  dell’Isfol è spettato il compito di introdurre finalità e scopi dell’indagine che “ha voluto indagare un settore poco osservato ossia quello della domanda e in particolare ha interrogato 152 aziende italiane di grandi dimensioni allo scopo di identificare, analizzare e diffondere le soluzioni adottate per il mantenimento e il reinserimento di lavoratori maturi nel mercato del lavoro e la loro valorizzazione professionale”.  “A questa ricerca” ha annunciato Checcucci “ne farà presto seguito un’altra che indagherà i comportamenti delle piccole e medie imprese rispetto allo stesso tema”. La parola quindi è passata a Maria Luisa Aversa che ha illustrato i dati relativi agli interventi messi in atto dalle grandi imprese riguardo i lavoratori over 50. Ne è emerso un quadro secondo il quale quasi tutte le aziende svolgono interventi su dimensioni di age managment  come la ricerca e selezione del personale, la formazione, i percorsi di carriera o la tutele della salute. La maggior parte delle imprese (65 su 152) intervengono su tre dimensioni, 39 su quattro dimensioni e 11 addirittura su tutte e cinque le dimensioni analizzate mentre solo due dichiarano di non svolgere alcun intervento. I dati in sostanza dimostrano un atteggiamento di attenzione rispetto al tema da parte delle aziende che, come ha spiegato Luisa D’Agostino nella sua relazione “spesso mettono in atto le cosiddette pratiche promettenti intese come quelle situazioni embrionali potenzialmente in grado di svilupparsi in interventi di age managment”. Il suo affondo si è concentrato proprio sulla parte della ricerca dedicata alle buone prassi realizzate dalle imprese. Da questa emerge che le aziende migliori sotto questo aspetto sono quelle capaci di mettere in atto una vera e propria gestione responsabile delle risorse umane che parte dalla presa di coscienza del tema dell’aging, passando poi per l’analisi della struttura demografica dell’impresa e  dei fabbisogni del personale fino ad arrivare alla progettazione a all’implementazione di progetti pilota con verifica finale dei risultati. Per completare il quadro sono intervenuti a conclusione della giornata Roberto Angotti e Stefania Belmonte che hanno affrontato un altro aspetto fondamentale legato all’invecchiamento della forza lavoro ossia il ruolo strategico del lifelong learning in un quadro di invecchiamento attivo. Dall’analisi emerge che solo il 26,3% (40 imprese) delle aziende intervistate ha attivato azioni specifiche volte a sviluppare le competenze dei lavoratori over 50 e di queste 40 imprese solamente una ha attivato tutte le otto tipologie di attività previste dalla rilevazione, mentre ben 27 aziende ne hanno realizzata solamente una. In sostanza esiste ancora il preconcetto che i lavoratori anziani siano meno produttivi mentre in realtà il potenziale di produttività dei senior non è compromesso dall’età, bensì da competenze e qualifiche obsolete. Non solo, la Belmonte ha concluso affermando che “il rapporto con la formazione in azienda se affrontato correttamente può divenire biunivoco e il lavoratore maturo, che aggiorna la propria formazione in ambiti specifici, diventare colui che trasferisce conoscenza e competenze, contribuendo alla costruzione di un “posto di lavoro multi- generazionale”, capace di superare il problema connesso alla convivenza difficoltosa tra generazioni e cogliendo, a tutto vantaggio dell’impresa, le opportunità di conciliare valori, mentalità e ambizioni differenti”.

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