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mercoledì 8 luglio 2015

Beni sequestrati, le proposte di modifica dei Commercialisti ai compensi degli amministratori

Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti , Comunicato Stampa del 7 luglio 2015

La categoria scrive alla Giustizia: “Sbagliato l’accostamento ai curatori fallimentari. Si riparta dal DM 140/2012”

Roma, 7 luglio 2015 - Modificare sostanzialmente lo schema di Dpr sui compensi degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Con un documento inviato al Ministero della Giustizia, il Consiglio nazionale dei commercialisti torna a chiedere un “cambio radicale nella logica nella determinazione dei compensi degli amministratori giudiziari rispetto a quella adottata dal decreto”, definendo “del tutto erroneo e immotivato l’aver assunto a riferimento le norme relative ai compensi dei curatori fallimentari”. La proposta dei commercialisti è quella di assumere invece come paradigma di riferimento “la vigente tabella per la determinazione dei parametri dei compensi per le professioni regolarmente di cui al DM 140/2012, opportunamente adattata in melius alle specificità della disciplina in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle consorterie criminali” oppure, in alternativa, “l'utilizzo di contributi annuali forfetizzati in relazione alla singola attività svolta dall'amministratore giudiziario”.

Nel documento inviato alla Giustizia, corredato da proposte di compenso per ciascuna delle principali attività svolte dall’amministratore giudiziario, i commercialisti denunciano anche “l’ulteriore criticità costituita dalla irragionevole riduzione delle tariffe rispetto a quelle dei curatori fallimentari”, basata “sull'erroneo presupposto di una minore complessità degli adempimenti richiesti agli amministratori giudiziari rispetto a quelli svolti dal curatore fallimentare nel corso della procedura concorsuale”.

“Quella dell’amministratore giudiziario dei beni sequestrati e confiscati alle mafie – afferma il Consigliere nazionale dei commercialisti delegata alla materia, Maria Luisa Campise – è un’attività estremamente complessa, che comporta dei rischi non trascurabili ed implica una scelta di campo precisa dalla parte della legalità, contro il malaffare. Pensare che questa attività possa essere giudicata meno complessa e quindi meno remunerata di quella di curatore fallimentare è un errore al quale crediamo fermamente vada posto rimedio. Nel formulare il suo parere positivo al Dpr sui compensi agli amministratori giudiziari, il Consiglio di Stato ha comunque chiesto al Ministero della Giustizia maggiore chiarezza su alcuni aspetti della norma. Crediamo dunque ci siano le condizioni per intervenire su un testo che già in passato abbiamo definito “ammazza amministratori”.

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