La categoria scrive alla Giustizia: “Sbagliato
l’accostamento ai curatori fallimentari. Si riparta dal DM 140/2012”
Roma, 7 luglio 2015 - Modificare sostanzialmente lo schema
di Dpr sui compensi degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati e
confiscati alle mafie. Con un documento inviato al Ministero della Giustizia,
il Consiglio nazionale dei commercialisti torna a chiedere un “cambio radicale
nella logica nella determinazione dei compensi degli amministratori giudiziari
rispetto a quella adottata dal decreto”, definendo “del tutto erroneo e
immotivato l’aver assunto a riferimento le norme relative ai compensi dei
curatori fallimentari”. La proposta dei commercialisti è quella di assumere
invece come paradigma di riferimento “la vigente tabella per la determinazione
dei parametri dei compensi per le professioni regolarmente di cui al DM 140/2012,
opportunamente adattata in melius alle specificità della disciplina in materia
di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle consorterie
criminali” oppure, in alternativa, “l'utilizzo di contributi annuali
forfetizzati in relazione alla singola attività svolta dall'amministratore
giudiziario”.
Nel documento inviato alla Giustizia, corredato da proposte
di compenso per ciascuna delle principali attività svolte dall’amministratore
giudiziario, i commercialisti denunciano anche “l’ulteriore criticità
costituita dalla irragionevole riduzione delle tariffe rispetto a quelle dei
curatori fallimentari”, basata “sull'erroneo presupposto di una minore
complessità degli adempimenti richiesti agli amministratori giudiziari rispetto
a quelli svolti dal curatore fallimentare nel corso della procedura
concorsuale”.
“Quella dell’amministratore giudiziario dei beni sequestrati
e confiscati alle mafie – afferma il Consigliere nazionale dei commercialisti
delegata alla materia, Maria Luisa Campise – è un’attività estremamente
complessa, che comporta dei rischi non trascurabili ed implica una scelta di
campo precisa dalla parte della legalità, contro il malaffare. Pensare che
questa attività possa essere giudicata meno complessa e quindi meno remunerata
di quella di curatore fallimentare è un errore al quale crediamo fermamente
vada posto rimedio. Nel formulare il suo parere positivo al Dpr sui compensi
agli amministratori giudiziari, il Consiglio di Stato ha comunque chiesto al
Ministero della Giustizia maggiore chiarezza su alcuni aspetti della norma.
Crediamo dunque ci siano le condizioni per intervenire su un testo che già in
passato abbiamo definito “ammazza amministratori”.
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