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domenica 21 settembre 2014

Spesa pensionistica insostenibile

Il 19 settembre 2014,  il Fondo Monetario Internazionale ha invitato l’Italia a rivedere le pensioni nell’ambito delle previsioni sul taglio della spesa pubblica.

Il nostro Paese, infatti, spende per le prestazioni pensionistiche il 30% degli 800 miliardi del totale della spesa pubblica.

Per la sola previdenza, l’Italia ha speso nel 2013 circa 254 miliardi, pari al  16,3% del Pil, con un incremento, rispetto al 2011 del 4,5%, corrispondente ad 11 miliardi.

La lettura dei dati risulta ancor più preoccupante se si considera che in questo periodo, connaturato dalla riduzione del Pil nazionale, nessun capitolo di spesa è aumentato come quella per l’erogazione delle pensioni. 

Risalendo a 10 anni orsono, le statistiche dell'Istat evidenziano che  il costo del sistema previdenziale è salito di oltre 50 miliardi.

Si tratta di una corsa apparentemente inarrestabile, visto che le stime, risalenti al periodo precedente all’ulteriore peggioramento  delle generali condizioni macro-economiche, lasciavano presagire, per il periodo 2014-2018, un aumento della spesa pensionistica di oltre 6 miliardi all’anno, con un tasso di incremento medio del 2,5% l'anno.  

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il taglio delle auto blu e delle spese della politica e dei ministeri a nulla varrebbe se non accompagnato dalla riduzione  dei costi per le pensioni.

L’Istituzione europea indica tra le criticità del welfare italiano l'aumento del numero di pensionati e pre-pensionati e la riduzione della forza lavoro. 

Tuttavia, i fattori che maggiormente contribuiscono al dissesto sono quelli  delle baby-pensioni, delle pensioni di anzianità, nonché quello  delle pensioni pubbliche, mediamente più ricche del 40% rispetto alle prestazioni riservate ai dipendenti privati.



Valerio Pollastrini

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