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domenica 10 agosto 2014

Contributi dovuti anche ai clandestini

La sentenza della Corte di Cassazione n.22599 del 5 novembre 2010 assume un rilievo fondante in materia di immigrazione, in quanto ha sancito, a carico delle aziende che occupino in nero stranieri privi di regolare permesso di soggiorno, l’obbligo di pagare ugualmente i contributi previdenziali.

In questa pronuncia, infatti, la Suprema Corte ha chiarito come, in caso contrario, risulterebbero ingiustamente danneggiati quei datori di lavoro che, invece, assumono manodopera straniera nel pieno rispetto delle norme sull'immigrazione.

Nel caso di specie,  la Cassazione ha confermato la multa di circa 88 mila euro irrogata ad un imprenditore  che si era avvalso delle prestazioni di lavoratori extracomunitari privi di documenti, senza versare nulla all'Istituto Previdenziale.

Oltre a ribadire la sussistenza dell’obbligazione nei confronti dell’Inps, la pronuncia in commento ha sottolineato come   la contribuzione dovesse essere liquidata in base alle retribuzioni previste dai contratti collettivi vigenti.

Il datore di lavoro si era difeso sostenendo che proprio il reato ascrittogli impedisse l'emersione degli effetti propri di un contratto lecito, con la conseguenza che, a suo dire, l'Inps non avrebbe potuto chiedere il pagamento dei contributi evasi.

Gli ermellini hanno sconfessato detta censura, osservando che, in tema di prestazioni lavorative rese dal cittadino extracomunitario privo del permesso di soggiorno, l'illegittimità del contratto per la violazione di norme imperative poste a tutela del prestatore di lavoro non esclude l'obbligazione retributiva e contributiva a carico del datore di lavoro, a patto, ovviamente, che la prestazione lavorativa ad oggetto sia lecita.

Diversamente, infatti, verrebbero conseguentemente alterate le regole del mercato e della concorrenza, consentendo a chi viola la legge sull'immigrazione di fruire  condizioni più vantaggiose rispetto a quelle a cui è soggetto il datore di lavoro che rispetti la disciplina in tema di immigrazione.

Valerio Pollastrini

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