Organizzato con la collaborazione dell’Università di Roma
Foro Italico e la partecipazione dell’Istituto superiore di sanità, ha offerto
un’opportunità di approfondimento tra esperti del settore su un tema
interessato negli ultimi anni da un rapido sviluppo in termini di dimensioni e
innovazione
ROMA - La sicurezza occupazionale nello sport è materia
ancora poco conosciuta e studiata, ma si tratta di un settore lavorativo
interessato negli ultimi anni da un importante sviluppo in termini di
dimensioni e innovazione tecnologica. L’argomento è stato affrontato in un
workshop organizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza
degli impianti, prodotti ed insediamenti antropici (Dit) dell’Inail, in
collaborazione con l’Università di Roma Foro Italico e con la partecipazione
dell’Istituto superiore di sanità.
Focus su i nuovi
rischi e gli scenari futuri.
I lavori, introdotti dagli interventi del presidente
dell’Inail, Massimo De Felice, e del rettore dell’Università di Roma Foro
Italico, Fabio Pigozzi, sono stati incentrati sulla sicurezza della persona e
dell’ambiente lavorativo, con l’obiettivo di far emergere i nuovi rischi del
settore e delineare le prospettive per la sicurezza occupazionale, argomento
quest’ultimo di cui si è discusso nella tavola rotonda conclusiva.
“Ambito importante
per la specificità degli strumenti di prevenzione”.
Particolare attenzione è stata data agli aspetti legati allo
sviluppo tecnologico, quali le macchine e i nuovi dispositivi nelle palestre,
l’uso di esoscheletri e arti bionici, l’utilizzo di tecnologie molecolari e il
ricorso al doping genetico oltre che a quello farmacologico. “Lo sport è un
settore occupazionale importante non solo per le dimensioni che ha assunto nel
corso degli ultimi anni – rileva Nicolina Mucci, ricercatrice del Dit – ma
anche per tipologia di fattori di rischio e per specificità degli strumenti di
prevenzione”.
“Un approccio
integrato per la tutela della salute”.
“Il nostro lavoro di ricerca – aggiunge Mucci – consiste
nello sviluppo di sistemi integrati per la valutazione dei rischi biologico e
chimico negli ambienti di lavoro e per la definizione di modelli di intervento
finalizzati alla tutela della salute nelle nuove tipologie di impiego, con
attenzione agli ambienti di lavoro indoor, ovvero tutti gli ambienti chiusi non
industriali come uffici, scuole, archivi, impianti sportivi…”. Inoltre, precisa
la ricercatrice, le nuove tecnologie – molecolari, strumentali, diagnostiche –
“possono essere utilmente applicate per la valutazione dei rischi sia a livello
occupazionale sia rispetto alla popolazione generale”.
Occasione di scambio
anche tra le strutture dell’Istituto.
Il workshop ha rappresentato anche un’occasione importante
di collaborazione e interscambio tra diverse strutture dell’Inail. Insieme alle
relazioni dei ricercatori dei due dipartimenti tecnico-scientifici
dell’Istituto, relative all’esposizione a sostanze chimiche pericolose, alla
qualità dell’aria, alla sicurezza delle attrezzature e delle macchine e al
correlato fenomeno infortunistico e tecnopatico, sono stati presentati i
programmi di ricerca del Centro Protesi di Vigorso di Budrio e contributi
importanti sono venuti dalla Consulenza statistico attuariale, dalla
Sovrintendenza sanitaria centrale e dalla direzione centrale Prevenzione,
ponendo così le basi per lo sviluppo del lavoro futuro.

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