La direzione in cui sembra andare il governo con la legge di
stabilità, nella quale la spending review verrebbe di fatto accantonata, è
sbagliata, anche se già messa nera su bianco nella nota di aggiornamento al
Documento di economia e finanza. In quella sede, infatti, il governo ha già
previsto un innalzamento delle uscite dal bilancio dello Stato per quasi 40
miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Così il Centro studi di Unimpresa,
commenta le voci sulle misure che troveranno spazio nella legge di stabilità
per il 2016. Secondo l’analisi dell’associazione, in previsione non c’è alcun
intervento rigoroso sul bilancio statale: le uscite saliranno costantemente
rispetto agli 826,2 miliardi del consuntivo 2014. Nel 2015 saliranno a 831,5
miliardi, nel 2016 a 840,4 miliardi, nel 2017 a 842,6 miliardi, nel 2018 a
853,7 miliardi e nel 2019 a 866,1 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio
si registrerà un incremento della spesa pubblica pari a 39,8 miliardi (+4,82%).
L’incremento è legato esclusivamente alle uscite correnti (acquisti, appalti,
stipendi) che, nel quinquennio, aumenteranno di 43,2 miliardi (+6,24%). In
diminuzione, invece, la spesa per interessi sul servizio del debito che
beneficerà verosimilmente della riduzione del divario di rendimento tra i
titoli di Stato italiani e quelli tedeschi: il tesoretto legato allo spread
sarà pari a 2,2 miliardi tra il 2015 e il 2019 (-2,97%), ma verrà di fatto
bruciato dagli aumenti delle altre voci di spesa, piene di sprechi non toccati.
Resta invariata, invece, la voce “uscite in conto capitale”, che corrisponde
agli investimenti pubblici, stabile attorno a circa 60 miliardi l’anno: nel
quinquennio si registrerà una riduzione pari a 1,1 miliardi (-1,95%).
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