Le stime diffuse in questo Report provengono dall'Indagine
sulle spese delle famiglie che ha sostituito la precedente Indagine sui
consumi. Le modifiche sostanziali introdotte hanno reso necessario ricostruire
le serie storiche dei principali indicatori a partire dal 1997; i confronti
temporali possono essere effettuati esclusivamente con i dati in serie storica
allegati e non con quelli precedentemente pubblicati.
Nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle
residenti) è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102
mila persone (6,8% della popolazione residente).
Dopo due anni di aumento, l'incidenza della povertà assoluta
si mantiene sostanzialmente stabile; considerando l'errore campionario, il calo
rispetto al 2013 del numero di famiglie e di individui in condizioni di povertà
assoluta (pari al 6,3% e al 7,3% rispettivamente), non è statisticamente
significativo (ovvero non può essere considerato diverso da zero).
La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul
territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all'8,6% nel
Mezzogiorno.
Migliora la situazione delle coppie con figli (tra quelle
che ne hanno due l'incidenza di povertà assoluta passa dall'8,6% al 5,9%), e
delle famiglie con a capo una persona tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%); la
povertà assoluta diminuisce anche tra le famiglie con a capo una persona in
cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%), a seguito del fatto che più spesso,
rispetto al 2013, queste famiglie hanno al proprio interno occupati o ritirati
dal lavoro.
Nonostante il calo (dal 12,1 al 9,2%), la povertà assoluta
rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella
rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il
contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree
metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i
piccoli).
Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più
diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani: dal 4,3% di queste
ultime (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013) al 12,9% per le
famiglie miste fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri. Al Nord e
al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore
a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla.
L'incidenza di povertà assoluta scende all'aumentare del
titolo di studio: se la persona di riferimento è almeno diplomata, l'incidenza
(3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare
(8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie
con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l'incidenza è
inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di
ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per
raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di
occupazione (16,2%).
Come quella assoluta, la povertà relativa risulta stabile e
coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone
residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila
persone.
Anche per la povertà relativa si conferma la stabilità,
rispetto all'anno precedente, rilevata per la povertà assoluta nelle
ripartizioni geografiche e il miglioramento della condizione delle famiglie con
a capo una persona in cerca di occupazione (l'incidenza della povertà relativa
passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal
25,8% al 23,7%); in quest'ultimo caso il miglioramento si contrappone al
leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all'anno precedente
(dal 16,3% al 19,8%).
Nota. In data 15.07.2015 alle ore 11 le serie storiche sulla
povertà assoluta sono state sostituite. Le modifiche riguardano la tavola 2,
per l'anno 2014, relativamente al numero di individui poveri nel Mezzogiorno e
in Italia (era stato erroneamente inserito il numero di persone residenti).
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Calcolo della soglia di povertà assoluta:
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