Lo
rivela l’indagine condotta da Osservatorio Socialis e istituto Ixè su un
campione di 800 persone, presentata al Forum Pa nell’ambito di uno dei seminari
organizzati dall’Inail. Zona di residenza, livello scolare e stato
occupazionale i tre fattori discriminanti per l’atteggiamento dei cittadini
ROMA
- Per gli italiani la trasparenza può essere il primo freno alla corruzione. A
dirlo è la prima indagine sulla trasparenza nella pubblica amministrazione
connessa all’impiego della rete, condotta dall’Osservatorio Socialis di Errepi
Comunicazione, in partnership con l’istituto Ixè, i cui risultati sono stati
presentati nel corso del seminario organizzato dall’Inail su trasparenza e
anticorruzione nella giornata conclusiva della 26esima edizione del Forum Pa.
Per il 26% è
anche un antidoto alle raccomandazioni.
Il
campione di italiani intervistato, composto da 800 persone maggiorenni, ha
dichiarato che un’azione di trasparenza della Pa funzionerebbe in primo luogo
come freno a comportamenti illegittimi come corruzione (43%) e raccomandazioni
(26%) e avrebbe anche effetti sul controllo della gestione delle risorse
pubbliche (22%), sul miglioramento della qualità dei servizi (19%),
sull’aumento dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche (14%) e sulla
rapidità dei processi di appalto e concorsi (12%).
Le priorità:
spese e bilanci delle amministrazioni.
Alla
domanda “Quali sono le informazioni da pubblicare?”, le persone interpellate
hanno risposto dando priorità a come vengono spese le risorse pubbliche (64%) e
ai bilanci delle amministrazioni (41%), mostrando invece meno interesse per la
situazione patrimoniale dei politici (29%), per quella degli amministratori
pubblici (24%), e per gli stipendi e i compensi (13%).
“Gli enti
pubblici devono fare di più”.
“Trasparenza
e responsabilità sociale sono due facce della stessa medaglia – ha commentato
Roberto Orsi, direttore dell’Osservatorio Socialis – ma mentre le imprese che
operano sul territorio si stanno muovendo velocemente – tra il 2012 e il 2014
sono cresciute del 9% quelle impegnate in CSR e sviluppo sostenibile, con un investimento
totale annuo di quasi un miliardo di euro – e chiedono alle istituzioni
maggiori riconoscimenti, la pubblica amministrazione deve assolutamente fare di
più per ascoltare i cittadini, informare meglio e rispondere alle richieste di
cambiamento degli italiani”.
L’85% non ha mai
sentito parlare dell’accesso civico.
L’85%
del campione ha dichiarato, ad esempio, di non aver mai sentito parlare
dell’accesso civico, ovvero il diritto di chiunque di richiedere in modo
gratuito i documenti, le informazioni o i dati oggetto di pubblicazione
obbligatoria, nel caso in cui gli enti pubblici ne abbiano omesso la
pubblicazione sul proprio sito web, mentre il 44% non ha percepito alcun
cambiamento nel livello di trasparenza della Pa nell’ultimo anno. Quote quasi paritarie
si polarizzano ai due estremi: il 28% rileva un peggioramento e il 23% un
miglioramento nella trasparenza.
Chi ha un lavoro
è più interessato e coinvolto.
Negli
atteggiamenti sui temi della trasparenza nella pubblica amministrazione e della
partecipazione attiva dei cittadini l’indagine evidenzia tre forti
discriminanti: la zona geografica di residenza, con il Nord Est decisamente più
interessato e disposto al coinvolgimento, il livello scolare, al cui aumento
corrisponde anche una crescita dell’interesse e della disposizione al
coinvolgimento, e lo stato occupazionale, con i cittadini attivi più
interessati e coinvolti.
Il 40% ha
visitato almeno un sito istituzionale.
Parlando
di trasparenza connessa all’impiego della rete, non sorprende che una propensione
maggiore a rendersi attivi provenga dalla fascia di età dei nativi digitali,
che hanno maggiore consuetudine sia con l’utilizzo di Internet che con il
concetto di partecipazione attiva. Si rileva, inoltre, una buona reattività
nella fascia della popolazione adulta attiva dal punto di vista professionale e
attenta ai cambiamenti del Paese. Nel complesso il 40% del campione dichiara di
aver visitato almeno un sito della pubblica amministrazione (la media è di 1,3
per ogni cittadino), un canale di relazione utilizzato soprattutto dagli
uomini, i 30-54enni, chi ha un livello scolare alto, la popolazione attiva, i
residenti nel Nord Est e chi vive in centri di dimensioni medio-grandi e
grandi.
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