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lunedì 30 giugno 2014

Riduzione dell’assegno di mantenimento

Se il marito, obbligato in seguito al divorzio al mantenimento della ex moglie, perde il posto di lavoro, può chiedere la riduzione dell’assegno divorzile. E’ quanto disposto dalla Corte di Cassazione nell’Ordinanza n.14501 del 18 febbraio-26 giugno 2014.

Adito per la definizione del giudizio per la dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale di Vallo della Lucania aveva posto a carico dell’marito  il contributo mensile di 600,00 € in favore della ex e di  ulteriori 400,00 € a beneficio della figlia convivente con la madre e non ancora indipendente economicamente.

L’uomo aveva impugnato la sentenza di primo grado, lamentando il peggioramento delle sue condizioni economiche in seguito al licenziamento subito   nelle more del giudizio di divorzio.

A detta del ricorrente, la ex moglie,  non avrebbe avuto diritto all’assegno divorzile, sia in considerazione del  patrimonio immobiliare della stessa, che   per le sue condizioni economiche, nonché per via della durata estremamente breve del matrimonio durato solo alcuni mesi.

L’uomo, inoltre, aveva sostenuto  che neanche la figlia fosse nelle condizioni di ricevere un assegno di mantenimento dal padre, disposto a pagarle solamente 260,00 € mensili per le eventuali spese straordinarie.

La vicenda è giunta all’attenzione della Cassazione dopo che la Corte di Appello aveva parzialmente accolto le richieste del ricorrente, riducendo a 450,00 € mensili l'assegno divorzile, ma lasciando però immutata la misura dell'assegno di mantenimento della figlia.

Investita della questione, la Suprema Corte ha rilevato che i giudici del merito avessero  riscontrato, da un lato, l'impossibilità per la donna di procurarsi con i propri mezzi economici non solo un tenore di vita tendenzialmente corrispondente a quello goduto in costanza di matrimonio, ma anche un tenore di vita dignitoso, e, dall’altro, la notevole sproporzione tra i redditi dei due ex coniugi, senza che le condizioni patrimoniali della ex moglie potessero  considerarsi tali da riequilibrarla.

Per tale ragione, la Cassazione ha respinto il ricorso dell’uomo, condannandolo al pagamento delle spese del processo di legittimità, liquidate in complessivi 2.200,00 €.

 Valerio Pollastrini

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