Nell'epoca dell'e-commerce, di Facebook, di Twitter, il
commercio di vicinato sa di dover compiere un salto culturale, ma quanto a
qualità forse ha ancora molto da far condividere a tutto il mondo economico:
finanza compresa.
Commercio di vicinato: la dignità 2.0 di un antico mestiere
di Francesco Antonich L'INTERVENTO Commercio di vicinato: la dignità 2.0 di un
antico mestiere DI FRANCESCO ArrrorIcH Pface ricordare, in questi giorni di
shopping di fine anno, una mostra fotografica di Fulvio Roiter dal titolo
Commercio, la dignità di un mestiere (2005) che ci fece compiere il giro del
mondo in oltre 80 affreschi di quel caleidoscopio umano che è l'arte del
vendere e del comprare. Una dignità che viene da lontano e che percorre
trasversalmente la storia antropologica dello scambio delle idee, delle culture
prima ancora che delle merci. Certo nell'epoca dell'e.commerce, di Facebook, di
Twitter, il commercio di vicinato sa di dover compiere un salto culturale, ma
quanto a qualità forse ha ancora molto da far condividere a tutto il mondo
economico: fmanza compresa. Infatti la sua dignità di un mestiere si manifesta
sotto due aspetti. Primo aspetto: per sua natura è basato sull'essere umano e
solo dopo anche sulla tecnologia, che sapientemente utilizza senza esserne
manipolato, due elementi che fanno si, con una doppia dissolvenza, che il
vendere sia intuito e quindi vissuto come un'arte. II secondo aspetto: il
commercio, oltre alla compiuta storicità, nel presente e per il futuro, produce
nuova storia. Fatti, eventi, società, economia, comportamenti e visioni della
vita, cambiamenti dell'ambiente urbano, estetica delle relazioni. La
distinzione, percepibile e percepita dal cliente, tra commercio e ristorazione
tradizionale e grande distribuzione, tra e.commerce e bottega, sta tutta nella
comprensione della diversa fenomenologia delle relazioni e delle dinamiche,
fisiche o virtuali, che definiscono stili di scambio o distinguono quest'ultimo
dal semplice consumo. Entriamo in una delle - ahimé sempre più rare -
gastronomie... troveremo ad aspettarci un professionista, un ricettario
vivente, che si toglierà una penna dall'orecchio per segnare sul suo tablet
l'ultimo ordine per i fornitori, controllare se il suo cliente, manager che non
ha tempo per passare in negozio, ha ricevuto a casa la spesa ordinata pochi
minuti prima dal sito. Professionista perché sa e vuole anche regalarci un
sorriso, un consiglio non virtuali, perché siamo andati a trovarlo. Agevolare
questo percorso, interpretando necessità e proposte, percependo le capacità
diversificate di assorbimento delle innovazioni dei singoli operatori è compito
delle associazioni di imprenditori, che ne rendono possibile la condivisione
dialettica con il territorio, la società e la politica. Questa si dimostra
sensibile alle potenzialità insite nella funzione sociale del negozio di
vicinato o del ristorante se crea l'ambiente normativo e fornisce gli strumenti
fmanziari coerenti alla dimensioni e alla funzione di queste imprese e in grado
di garantire loro la reale libertà di concorrere, in modo complementare a tutti
gli altri soggetti del settore, alla costruzione dell'economia e alla cultura
economica urbana contemporanee. Chi fa questo mestiere è consapevole della
responsabili-ta sociale che ha, quando ogni giorno si affaccia da un negozio o
un bar o da un ristorante su una piazza, sia essa fisica o virtuale, di dover
condividere con persone presenti o lontane, la dignità di chi fa la storia
della propria comunità che lo circonda, così come della più estesa global
community.
Nessun commento:
Posta un commento