Salvaguardati 20.000 posti di lavoro. Al Sud raggiunte
intese in 11 imprese che altrimenti avrebbe cessato l’ attività produttiva. In
totale attivi 154 tavoli
Sono 20.000 i dipendenti di aziende in crisi che hanno
mantenuto il posto di lavoro grazie alle intese sindacali chiuse positivamente
al Ministero dello Sviluppo economico nel primo semestre dell’anno. In totale
24 tra accordi di programma, sia aziendali che territoriali, e accordi di
applicazione di intese già raggiunte che hanno consentito ad aziende
strategiche per il Paese tra cui Lucchini, Meridiana, Prysmian, Mercatone Uno,
Alcatel, Ideal Standard, Franco Tosi e People Care di continuare a produrre in
Italia grazie a operazioni di riorganizzazione, ristrutturazione, ingresso di
nuovi investitori finanziari messe a segno sotto la supervisione del Mise.
Undici di questi accordi hanno riguardato aziende del Sud o
con presenza di unità produttive nelle Regioni meridionali: in tutti gli
accordi si è evitato che le imprese cessassero la loro attività. In alcune
vertenze come Whirlpool, Firema, OM Carrelli, Vibac e Ansaldo caldaie è stato
anche possibile definire progetti industriali nuovi o di consolidamento che
danno prospettive occupazionali di lungo periodo. La maggior parte degli
accordi sono stati sottoscritti da tutte le organizzazioni sindacali e dalle
Istituzioni direttamente interessate.
I dati sono contenuti nel 2° Rapporto redatto dall’Unità
Gestione Vertenze del Mise da cui emerge inoltre al 30 giugno scorso erano
attivi 154 tavoli (per tavoli attivi si intendono quelli per i quali nei 12
mesi precedenti è stata effettuata almeno una riunione plenaria), per un totale
di 208 riunioni. Inoltre sono aumentati, sempre nel primo semestre dell’anno, i
tavoli di crisi delle aziende di medie dimensioni (da 151 a 250 dipendenti) -
26 tavoli rispetto ai 22 del semestre precedente - e che alcuni settori sono
maggiormente coinvolti di altri. In particolare si segnala la crescente
presenza ai tavoli di confronto di aziende che svolgono attività di
“componentistica elettronica”, passati da 8 a 11, e di “chimica e
petrolchimica” passati da 10 a 13. Si tratta di due settori ad elevato
contenuto tecnologico, sia di prodotto che di processo. Risultano in leggera
crescita le aziende che operano al Nord del Paese (da 97 a 104) mentre al Sud
si evidenzia un calo (da 68 a 65).
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Rapporto crisi aziendali - Primo semestre 2015
(pdf, 2 Mb):
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