Strappo con il sindacato inevitabile, nessun assist al
premier, relazioni industriali al passo coi tempi, con adeguamenti salariali
legati alla produttività. Così il Messaggero sintetizza l’intervista di oggi al
presidente di Confindustria.
"Bisognava dare una svolta – spiega Squinzi – sono mesi
che parliamo senza approdare a nulla. Cgil, Cisl e Uil si dicono d'accordo, sia
pure con qualche differenza tra loro, sul fatto che bisogna cambiare. Poi,
quando si tratta di sedere al tavolo tecnico se ne presenta uno su tre. Così
non si va da nessuna parte e allora è giusto che ciascuno si assuma le proprie
responsabilità".
Confindustria non vuole affatto né riduzioni dei salari, né
moratorie sui contratti, precisa ancora il presidente, ma nuove relazioni industriali
che dovranno ispirarsi a un concetto irrinunciabile: la produttività. “Non si
può distribuire ricchezza se prima non viene creata”. Altrettanto
irrinunciabile per gli imprenditori, il mantenimento del contratto nazionale e
l’applicazione delle novità del Jobs Act, chiarisce Squinzi, che dice no
all’introduzione di un terzo livello di contrattazione territoriale.
Gli fa eco dalle pagine del Sole 24 Ore il vice presidente
Dolcetta: «II sindacato sta dimostrando di ragionare con le logiche del passato.
Il mondo è cambiato, dobbiamo fare i conti con la concorrenza internazionale,
creare le condizioni per attrarre gli investimenti esteri e rilanciare quelli
italiani. E soprattutto aumentare la nostra produttività e competitività».
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