La crescita mondiale è molto più lenta del passato e delle
attese. Le previsioni correnti per il PIL globale sono +3,2% nel 2015 e +3,6%
nel 2016, molto distanti dal +5,1% medio annuo pre-crisi e potrebbero rivelarsi
ottimistiche. Le cause sono: rallentamento demografico, minori investimenti,
più debole dinamica della produttività. Occorrono politiche per rilanciare la
domanda, favorire la spesa in R&S, procedere con le riforme strutturali,
puntando sul manifatturiero, motore dello sviluppo.
Le prospettive della crescita mondiale sono insoddisfacenti.
Le previsioni di aumento del PIL globale sono state continuamente riviste al
ribasso negli ultimi quattro anni: da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 per
i cinque anni successivi a un +3,9% previsto nel 2015 (FMI). Per quest’anno
nell’arco di 12 mesi le stime sono state abbassate dal 4,0% al 3,3%.
Il rallentamento è generalizzato, ma maggiore nelle economie
emergenti strutturalmente più dinamiche: dall’inizio della crisi le prospettive
di crescita sono diminuite di mezzo punto percentuale nei paesi avanzati (da
+2,6% medio annuo nel 2008 a +2,1% nel 2015) e di quasi due punti in quelli
emergenti (da +7,0% a +5,1%).
Nelle stime CSC, l’aumento del PIL mondiale è deludente: nel
2015 +3,2% e nel 2016 +3,6%. Rispetto al +5,1% osservato nel periodo pre-crisi
(media annua nel 2002-2007). Aumentano, inoltre, i rischi al ribasso, derivanti
da un rallentamento più brusco della Cina e degli altri maggiori emergenti.
Appare via via più evidente che gli effetti della crisi
economica sugli investimenti, del rallentamento demografico e del minore
impatto stimato delle nuove tecnologie sulla produttività sono molto
persistenti. Ciò abbassa il sentiero di crescita dell’output potenziale, verso
cui il PIL tende nel lungo periodo.Tanto che alcuni economisti parlano di
“stagnazione secolare”.
Tuttavia, soprattutto nei paesi avanzati, un esito effettivo
è possibile, ma dipende molto dal mix di interventi pubblici che verranno
adottati per rilanciare la crescita e innalzare il tasso di sviluppo potenziale
dell’economia. È fondamentale sostenere la domanda, soprattutto di
investimenti; stimolare l’attività di ricerca e sviluppo; procedere con le
riforme strutturali; adottare una vera politica industriale coerente con la
riscoperta del ruolo centrale del manifatturiero.
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