A raccontarle è il mensile SuperAbile con il supplemento
“Quando il cibo dà gusto alla vita”, che conduce i lettori in un viaggio alla
scoperta delle cucine, dei campi e dei luoghi della produzione, dove a farla da
padrone sono la qualità degli alimenti, il rispetto dell’ambiente e il valore
delle relazioni umane
MILANO - Attraverso una panoramica dal nord al sud della
penisola, SuperAbile Inail, il mensile dell’Istituto dedicato alla disabilità,
racconta alcune tra le più belle storie di reinserimento sociale e lavorativo
delle persone con disabilità intellettive e fisiche, da lavoro e non solo. Il
supplemento monografico al numero di luglio della rivista, intitolato “Quando
il cibo dà gusto alla vita”, è stato presentato questa mattina all’Expo 2015,
in un incontro presso la sala workshop della Cascina Triulza che ha visto la
partecipazione, tra gli altri, di Andrea Olivero, viceministro delle Politiche
agricole, Giovanni Paura, direttore centrale Prestazioni sanitarie e
Reinserimento dell’Istituto, Sergio Silvotti, presidente della Fondazione
Triulza, e Antonio Traficante, direttore regionale dell’Inail Lombardia.
Paura: “Per i nostri
assistiti percorsi fuori dagli schemi”.
“Nella società che strizza l’occhio ai sempre più numerosi
orti urbani, allo street food come sinonimo di socialità low cost e a basso
impatto ambientale, all’autoproduzione casalinga di pagnotte e conserve – ha
sottolineato Paura – noi ci siamo interrogati sul valore dell’agricoltura e
della ristorazione come strumento di reinserimento sociale e lavorativo per i
nostri infortunati. Un lavoro iniziato in tempi non sospetti nelle sedi e nelle
direzioni regionali Inail, dove coraggiose assistenti sociali ed équipe
multidisciplinari si sono prese la briga di proporre agli assistiti percorsi
fuori dagli schemi”.
I protagonisti sono
disabili che hanno saputo reinventarsi.
Le imprese di cui parla il supplemento del magazine hanno il
sapore della professionalità, con il valore aggiunto dell’umanità, e
rappresentano un piccolo saggio delle realtà presenti in Italia in cui le
persone con disabilità trovano una chance di riscatto nel “pianeta food”.
Protagonisti delle 25 storie raccontate, intervallate da quella del celebre
chef stellato Antonino Cannavacciuolo, sono infatti disabili che hanno saputo
reinventarsi e creare occupazione per sé, e a volte anche per altri, con
creatività, un pizzico di coraggio e tanta umiltà. Nei campi, nei ristoranti,
negli orti, nella cucina della propria casa, la produzione di cibo buono e sano
è diventata così volano per una qualità della vita altrettanto buona, condita
di tanti ingredienti salutari.
A Grosseto il trauma
dell’infortunio si supera con le api.
Tra le esperienze presentate anche questa mattina nella
cornice dell’Expo, c’è quella promossa in collaborazione con l’Anmil dalla sede
Inail di Grosseto, che nel 2004 ha attivato un corso di apicoltura i cui
frutti, a distanza di un decennio, sono ancora chiaramente visibili nelle vite
degli assistiti coinvolti. “L’iniziativa è nata all’interno del progetto
Aristotele, promosso nell’ambito della sperimentazione dell’articolo 24 del
decreto legislativo 38/2000, che prevedeva la possibilità per l’Istituto di
intervenire sulla formazione e il reinserimento lavorativo degli infortunati –
ha spiegato l’assistente sociale Filomena Tulipano, che ha seguito il progetto
fin dall’inizio – Ho sempre creduto nell’importanza dell’agricoltura sociale.
Recuperare il contatto con i cicli produttivi e gli elementi della natura può
essere di grande aiuto dopo un infortunio. Un beneficio che il moltiplicarsi
dei momenti di socialità rende ancora più grande. Dopo il corso sono nate tante
iniziative di svago e grandi amicizie”.
A Palermo le barriere
si abbattono in cucina.
È la cucina, invece, il fulcro del progetto che nella
comunità Sant’Onofrio dell’Opera Don Calabria di Trabia, a pochi chilometri da
Palermo, ha unito assistiti Inail, ex tossicodipendenti e migranti in
un’esperienza che è sfociata anche nella pubblicazione di un libro. “È
interesse di tutti i partecipanti – ha raccontato Stefania De Luca, assistente
sociale dell’Istituto– imparare a realizzare piatti tipici siciliani ma anche
di altri Paesi, vista la partecipazione di due migranti della comunità alloggio
vicina. Già lo scorso anno, in occasione della prima edizione, il progetto ha
dato buoni risultati perché tutti, pur con storie ed esperienze di vita
diverse, si sono sperimentati insieme, abbattendo barriere e pregiudizi, e
proprio per questo la direzione regionale ha deciso di riproporlo”. Tra gli
otto assistiti Inail, di età compresa tra i 30 e i 55 anni, ci sono tre
amputati agli arti inferiori, tre paraplegici e due persone con problemi
neuromotori. Prestano il loro servizio in cucina una volta alla settimana,
insieme a tre ex tossicodipendenti della comunità e a due migranti. E alla fine
della giornata mangiano tutti insieme, nello stile del luogo che li ospita.
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