Al seminario di Cagliari un primo, positivo bilancio dei
risultati della campagna nazionale promossa dall’Istituto in qualità di Focal
point Italia di Eu-Osha: dall’applicazione sul territorio della metodologia di
valutazione alle attività di prevenzione promosse nell’ambito di un articolato
progetto di partnership
CAGLIARI – Malgrado lo stress lavoro correlato sia un
fenomeno assai diffuso in Europa, con costi sociali ed economici anche
drammatici, spesso il mondo delle imprese manifesta una particolare difficoltà
nella gestione rispetto ai rischi più “tradizionali” legati al tema della
salute e sicurezza. Oggi, tuttavia, questa condizione è più conosciuta – e
riconosciuta – rispetto al passato e in Italia è possibile “approcciarla” –
grazie anche alla metodologia realizzata dall’Inail – con strumenti di
valutazione e di gestione sicuri, accessibili e facilmente praticabili.
Un’occasione di
confronto sia scientifico che operativo.
Di tutto questo si è parlato, il 13 luglio, presso il T
Hotel di Cagliari, in occasione del seminario “La prevenzione e la gestione
dello stress lavoro-correlato: strumenti di valutazione e buone pratiche”.
L’evento – organizzato dall’Inail nell’ambito della campagna - biennio
2014/2015 - “Ambienti di lavoro sani e sicuri”, promossa dall’Agenzia europea
per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), di cui l’Istituto è Focal
point per l’Italia – è stata un’importante occasione di confronto dalle forti
implicazioni sia scientifiche che operative.
L’Istituto promotore
di un articolato progetto di partnership.
A un anno e mezzo dall’avvio della campagna nazionale –
“inaugurata” dall’Inail, a Firenze, il 18 giugno 2014 e il cui termine è
previsto a ottobre 2015 – un primo bilancio è certamente positivo: in
particolare alla luce dell’impegnativo progetto di partnership che ha visto
l’Istituto coinvolgere una platea di autorevoli soggetti delle istituzioni, del
mondo associativo e delle imprese in un articolato percorso di eventi,
iniziative e attività di prevenzione. In tale contesto si colloca anche la
collaborazione con la Regione Sardegna, che – nell’ambito di una strategia di
costante monitoraggio del rischio stress lavoro correlato promossa a partire
dal 2010 – ha recentemente adottato un nuovo approccio al fenomeno basato sulla
metodologia Inail, col diretto coinvolgimento dell’Istituto. Proprio l’analisi
di questo esempio di ricerca applicata e altre esperienze e casi dettagliati di
implementazione di buone pratiche sul territorio sardo sono stati al centro di
ampia parte della discussione seminariale.
In Europa un fenomeno
allarmante per lavoratori e imprese.
Sono ormai diversi i report europei che segnalano la gravità
delle implicazioni dello stress lavoro correlato sia per la salute dei
lavoratori che per il benessere delle aziende. Come sottolineato nella campagna
Eu-Osha si stima che, in Europa, lo stress lavoro correlato sia il motivo alla
base del 50-60% delle giornate lavorative perse e il problema di salute più
frequente legato all’attività professionale dopo i disturbi muscoloscheletrici.
Altre cifre allarmanti: il 51% dei lavoratori ritiene che lo stress
lavoro-correlato sia comune nel proprio luogo di lavoro, mentre quattro
lavoratori su dieci che non sia gestito adeguatamente all’interno della loro
azienda. Sono stimati, ancora, in 240 miliardi di euro i costi complessivi,
diretti e indiretti, legati alla salute mentale.
Rotoli: “Gestire il
rischio significa più benessere, più produttività e meno costi sociali”.
“Eppure i rischi psicosociali possono essere valutati e
gestiti con le stesse modalità sistematiche di altri rischi per la salute e
sicurezza sul lavoro – afferma Ester Rotoli, direttore centrale Prevenzione
Inail e manager Focal point Italia Eu-Osha, che ha presentato al seminario i
contenuti della campagna e le strategie promosse dall’Istituto nell’ambito di
tale attività – Oggi sono disponibili, infatti, strumenti pratici e linee guida
in grado di affrontare questa tipologia di rischi e che sono in grado di
garantire vantaggi da più punti di vista: innanzitutto maggiore benessere,
soddisfazione e motivazione professionale dei lavoratori, ma anche più produttività
e riduzione dei tassi di assenteismo e di avvicendamento del personale e,
infine, una flessione dei costi e degli oneri gravanti sull’intera società”.
Il Roi lo conferma:
investire in prevenzione conviene.
Nessun dubbio sul fatto che fare prevenzione per un’impresa
non sia un costo, bensì un sicuro investimento. Se una ricerca dell’Aiss ha
stimato, infatti, che ogni euro speso in tal senso garantisce un indice di
redditività (Roi) pari a 2,2 volte tanto, lo studio Matrix 2013 ha valutato che
ogni euro in programmi di prevenzione dei rischi psicosociali genera per anno
benefici economici complessivi circa undici volte superiori, distribuiti sui
sistemi sanitari, sull’economia e sulle singole imprese.
Per l’Italia
sensibile miglioramento degli indicatori.
Il seminario di Cagliari ha permesso così di evidenziare gli
importanti passi avanti raggiunti sul fronte di una maggiore consapevolezza di
questa realtà da parte del mondo delle aziende. La seconda indagine europea fra
le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (Esener) in Italia ha raggiunto 2.254
aziende e quasi il 50% di queste hanno avviato iniziative per affrontare il
fenomeno (rispetto alla media europea di poco superiore al 30%). In generale,
l’Italia si posiziona tra i primi cinque Stati europei per la gestione dello
stress lavoro correlato e i piani di azione messi in campo per fronteggiarne i
rischi. Un dato ancora più significativo se confrontato con quello della prima
indagine Esener del 2008, quando il nostro Paese si collocava al 16esimo posto
con una percentuale del 20%, leggermente al di sotto della media europea
calcolata su 31 Stati. “Sono indicatori che segnalano che il percorso avviato,
grazie allo sforzo comune di tutti gli attori istituzionali e regionali e delle
parti sociali, procede nella direzione giusta”, valuta Rotoli.
L’ampia diffusione
della metodologia Inail a livello territoriale e di comparto.
Per quanto riguarda la metodologia Inail, a quattro anni
dalla sua diffusione, questa risulta una delle più utilizzate in Italia per la
valutazione e gestione dello stress lavoro correlato. A oggi le aziende
registrate alla piattaforma Inail sono più di 6mila, con un’ampia diffusione a
livello territoriale e di comparto. Tale diffusione ha permesso di monitorare e
approfondire le possibilità di utilizzo di questo percorso operativo al fine di
svilupparne ulteriormente e integrarne le possibilità applicative. In tale
ambito ha giocato un ruolo significativo l’esperienza di ricerca condotta
all’interno del dipartimento di Medicina, epidemiologia e igiene del lavoro e
ambientale dell’Istituto in relazione all’approfondimento delle modalità con
cui le aziende hanno applicato questo strumento. Come sottolineato nel
seminario, la collaborazione con la Regione Sardegna consentirà di effettuare
l’applicazione del metodo in tutte le sue fasi e di sperimentare strumenti
integrativi individuati sulla base delle specificità aziendali di una pubblica
amministrazione a elevata complessità organizzativa.
Il successo del
Premio europeo delle buone prassi.
La promozione della metodologia Inail rappresenta, tuttavia,
soltanto uno delle direttrici operative percorse dall’Istituto nell’ambito
della campagna che – ha valutato Rotoli – “si sta confermando, come nelle
nostre intenzioni, un importante strumento per sensibilizzare sul problema
crescente dello stress lavoro correlato e per promuovere azioni e l’uso di
strumenti semplici e pratici per la loro gestione, con vantaggi sia in termini
di crescita aziendale che di benessere dei lavoratori”. Tra queste spicca anche
il “Premio europeo per le buone prassi 2014-2015”, un elemento importante della
campagna che ha permesso di raccogliere numerosi esempi, a livello nazionale,
messi in atto da parte di aziende o organizzazioni che si sono distinte per la
gestione attiva e partecipata dello stress e dei rischi psicosociali sul
lavoro. Nella cerimonia europea di premiazione di Riga, lo scorso 27 aprile, un
riconoscimento è andato a Cofely Italia Spa.
“Passare dalla
dittatura del Pil all’affermazione di un benessere equo e sostenibile”.
“In generale le molteplici iniziative che a oggi si sono
svolte sul territorio e l’impegno dei partner nazionali nella promozione della
campagna rappresentano una ulteriore e significativa testimonianza del successo
e del valore aggiunto di quanto è stato fatto – ha concluso Rotoli – L’impegno
dell’Inail è quello di incentivare sempre più ogni possibile azione di
prevenzione affinché, un domani, si possa passare dalla ‘dittatura’ del Pil
all’affermazione del Bil, inteso come il valore di un ‘benessere interno
lordo’, equo e sostenibile. Mi piace ricordare un discorso pronunciato da
Robert Kennedy nell’Università del Kansas, nel 1968: ‘Il Pil comprende anche
l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per
sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Al
contrario, non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità
della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Misura tutto, in
breve, eccetto ciò che renda la vita veramente degna di essere vissuta’. Credo
che in queste parole così profonde risieda tutto il significato più autentico
della nostra sfida”.
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