Roma, 17 luglio 2015 - Il decreto legge 83 del 27 giugno,
recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e
di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, presenta
“significative criticità”. In un documento inviato alla Commissione giustizia
della Camera che lo sta esaminando, il Consiglio nazionale dei commercialisti, oltre
a formulare una serie di proposte di modifica, esprime le sue perplessità sul
provvedimento, sia nel merito che nel metodo.
“Alcune scelte effettuate dal Governo – afferma il
presidente nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi - non sono condivisibili sia per quanto attiene
alle materie oggetto dell’intervento, sia per quel che concerne lo strumento
utilizzato per introdurre modifiche tanto significative per settori strategici
dell’economia”. “L’ambito di intervento delle proposte di modifica presentate
dal Governo – prosegue Longobardi – riguarda aspetti differenti che
necessiterebbero una trattazione autonoma e ragionata”.
“E’ di tutta evidenza che recuperando ed enfatizzando il
concetto della migliore soddisfazione dei creditori, il decreto governativo –
afferma Longobardi – introduce, in alcuni casi, misure che possono ingessare
l’imprenditore, alterare i diritti dei soci e minare il diritto alla par
condicio creditorum costituzionalmente garantito. Non condividiamo, poi, la
modifica proposta in ordine all’art. 28 l.f. nella parte in cui si introduce
aprioristicamente il concetto di adeguatezza della struttura organizzativa e di
risorse del curatore per l’assunzione dell’incarico al fine del rispetto dei
tempi previsti nel programma di liquidazione”.
Il Consiglio nazionale della categoria sottolinea inoltre
“l’anomalia rappresentata dal fatto che il decreto legge è intervenuto quando
La Commissione nominata dal Ministro della Giustizia per la revisione organica
della disciplina delle procedure concorsuali, a quanto è dato sapere, sta
procedendo speditamente alla stesura dei criteri direttivi della legge delega
per una riforma organica delle procedure concorsuali”.
Più in generale, i commercialisti non condividono la scelta
di intervenire nuovamente sulla legge fallimentare, a soli pochi anni di
distanza dall’ultima modifica. “La stratificazione di provvedimenti normativi
che vengono inseriti nell’ordinamento a breve distanza gli uni dagli altri -
conclude Longobardi - senza opportune riflessioni e senza la necessaria
attività di coordinamento tra i differenti estensori delle norme, le differenze
di prassi registrate in ambito locale e, nei tribunali più grandi, anche
nell’ambito delle stesse sezioni fallimentari, rappresenta a nostro avviso, un
motivo ostativo all’ennesima rielaborazione del diritto fallimentare”.
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